giugno 2nd, 2010 § § permalink

Paola Bonavolontà ha cominciato raccontando una storia. Una di quelle storie che circolano da tempo in internet: “Il Barattolo”. La cosa interessante è che Paola ha tratto da questo racconto uno spunto per creare qualcosa di innovativo: una specie di laboratorio di counselling virtuale, un luogo dove ognuno può (per gioco) lasciare il proprio racconto.
Si tratta di un esperimento in cui i partecipanti possono pubblicare il proprio racconto descrivendo il PROPRIO barattolo, cioè se stessi. Raccontare se stessi, garantisco io, è sempre liberatorio e terapeutico, e il potersi raccontare in via “metaforica” (il barattolo siamo noi) spesso è un aiuto a far uscire parti di noi a cui non pensavamo. Vi riporto la storia, così potete iniziare a dare una “leggiucchiata”.
Un piccolo appunto. Visto che questo è un blog macho per veri machi (ovviamente scherzo, non montatevi la testa), Paola osservava che fin’ora hanno partecipato solo donzelle. Ragazzi, avanti, non siate timidi…
Partecipate all’esperimento del Barattolo sul blog di Paola.
Ecco la storia:
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marzo 18th, 2010 § § permalink

Col termine “personalità” in psicologia intendiamo la modalità di percepire noi stessi, gli altri, l’ambiente che ci circonda e il modo con cui scegliamo di rapportarvici. Il disturbo di personalità è quindi un’anomalia nel funzionamento della personalità, che va ad intaccare gravemente il nostro rapporto col mondo esterno o semplicemente causa un forte stress.
È sbagliato pensare che i disturbi di personalità non possano interessare le persone cosiddette “normali”, in quanto ognuno di noi è in una qualche misura “disturbato”. Possiamo trarre esempio da questo elenco, e capire a quale gruppo più ci avviciniamo.
Secondo il manuale diagnostico DSM IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), uno dei più utilizzati punti di riferimento per psicologi, psichiatri, psicoterapeuti e psicolabili di tutto il mondo, i disturbi di personalità si suddividono in tre gruppi: caratterizzati da comportamento bizzarro (gruppo A), caratterizzati da alta emotività (gruppo B), caratterizzati da alta ansietà (gruppo C). Vediamoli.
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marzo 3rd, 2010 § § permalink

Provate ora, giusto per cominciare a farvi un’idea, a rispondere alla domanda: “Cos’è il sé?”.
Qui Wikipedia dice che Carl Gustav Jung (uno dei padri della psicologia moderna) definisce il sé come “la totalità psichica rispetto a cui l’Io, la nostra parte cosciente, è solo una piccola parte”. Che, tradotto “in pillole”, vuol dire che il sé è tutta la psiche: la mente, il pensiero, l’inconscio, etc. Fin qui è chiaro? Bene, ora passiamo a distinguere le varie parti del nostro sé…
Già nel 1892 William James ha distinto il sé in due parti:
L’io
che è il “sé che apprende”, cioè quello che organizza e interpreta la realtà, ma anche quello che può conoscere il sé restante:
Il Me
che è la parte che viene conosciuta, ciò che percepiamo di noi stessi.
La “teoria dei 5 sé”, di Ulric Neisser, sostiene che esistono ben cinque parti del sé. Cinque aspetti separati ma dipendenti gli uni dagli altri. Vediamoli brevemente:
1. Il Sé Ecologico
Presente sin dalla nascita, è la percezione del proprio corpo e di ciò che vi è direttamente connesso (ad esempio i vestiti). Anche le azioni e i gesti compiuti fanno parte del Sé Ecologico. Deriva, in sostanza, dal vedersi e dal sentirsi agire.
2. Il Sé Interpersonale
Nasce attorno ai 3 mesi di vita, è direttamente connesso alle interazioni con gli altri. È il sé che si forma a partire dalle reazioni altrui, dal come percepiamo noi stessi nei confronti degli altri, da quanto ci sentiamo loro “appartenenti”. Carico di emozioni ed affetti, ci ricorda che noi NON ESISTIAMO se non in diretta relazione con altre persone.
3. Il Sé Esteso
Si sviluppa a circa 3 anni. È rappresentato dal passato e dal futuro: è la nostra storia. Siccome è parte integrante del sé, alla stessa stregua del presente, può servire a darci forza per rinforzare la nostra concezione del sé (ad esempio: ora sono un po’ sovrappeso, ma quando ero giovane… ero un figurino!
4. Il Sé Privato
Emerge a 4 anni e mezzo. È la consapevolezza che ci sono aspetti di noi stessi (ad esempio i pensieri) che non sono accessibili ad altri, se non lo vogliamo. È interessante pensare che fino ai 4 anni i bambini non sanno di questa “utile” possibilità. Lo avevate mai notato?
5. Il Sé Concettuale
È quello che tiene uniti gli altri quattro: è il concetto che abbiamo di noi stessi. Questo si esprime attraverso il linguaggio, la cultura nella quale viviamo, etc. Serve a dare coerenza al sé.
Foto | Flickr
febbraio 3rd, 2010 § § permalink

Qualche giorno fa, approfittando di un lungo viaggio di ritorno Napoli-Pavia, con una collega abbiamo effettuato un altrettanto lungo “confronto professionale”.
Durante questa chiacchierata è emerso che a me alcune persone stavano antipatiche mentre a lei erano indifferenti, e viceversa. La cosa si faceva via via sempre più interessante quando scoprivamo che ormai ci eravamo abituati ad inserire ogni loro gesto all’interno di uno schema che li vedeva incapaci, presuntuosi, arroganti, etc… Perchè?
I due meccanismi fondamentali che permettono la conoscenza del mondo sono induzione e deduzione. L’induzione permette di giungere ad una conclusione generale passando per i casi particolari: se più volte tocco il fuoco e mi scotto, allora vorrà dire che il fuoco brucia. La deduzione invece permette di trarre una conclusione specifica a partire da premesse generali: se già so che il fuoco brucia, non ho bisogno di toccarne degli altri per sapere che mi scotterò. Naturalmente funzionano in coppia, e nella mente l’uno non può fare a meno dell’altro.
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