Se vuoi qualcosa, vai e inseguila. Punto.
ottobre 7th, 2010 § 5 comments § permalink
Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte: un libro da non perdere.
luglio 16th, 2010 § 3 comments § permalink
Mezzanotte e 7 minuti. Il cane era disteso sull’erba in mezzo al prato di fronte alla casa della signora Shears. Gli occhi erano chiusi. Sembrava stesse correndo su un fianco, come fanno i cani quando sognano di dare la caccia a un gatto. Il cane però non stava correndo, e non dormiva. Il cane era morto. Era stato trafitto con un forcone. Le punte del forcone dovevano averlo passato da parte a parte ed essersi conficcate nel terreno, perché l’attrezzo era ancora in piedi. Decisi che con ogni probabilità il cane era stato ucciso proprio con quello perché non riuscivo a scorgere nessun’altra ferita, e non credo che a qualcuno verrebbe mai in mente di infilzare un cane con un forcone nel caso in cui fosse già morto per qualche altra ragione, di cancro per esempio, o per un incidente stradale. Ma non potevo esserne certo.

Insegnami…
luglio 6th, 2010 § 2 comments § permalink
Esser Genitori è Cosa Dura.
maggio 22nd, 2010 § 3 comments § permalink

Tanto per cominciare alcune comunicazioni di servizio. È uscito un bando di concorso per uno psicologo a Modena, chi fosse interessato si affretti: il bando scade il 30 maggio. È uscito anche un bando di concorso per un educatore a Treviso. Cari colleghi, state sintonizzati che ci tengo, io, alla vostra occupazione.
I bisogni dei bambini e la disciplina.
Nel caso non si fosse notato, il mio crescente interesse per i blog sulla genitorialità è direttamente proporzionale alla paternità che si avvicina. “I bisogni dei bambini e la disciplina” su GenitoriCrescono parla di quei comportamenti spiacevoli messi in atto dai nostri piccoli bambini. Quelli per cui solitamente il genitore, per dirla in termini tecnici, s’incazza. Punto di base dell’articolo è che nessun bambino faccia niente per niente: ogni capriccio è un messaggio, e ogni messaggio parte da un’esigenza.
Ecco i principali bisogni (ampiamente esplicate nell’articolo originale):
- Bisogno di Amore
- Bisogno di Sicurezza
- Bisogno di Libertà
- Bisogno di Piacere
La Play Therapy.
Per quanto riguarda il bisogno di piacere, vi cito l’interessante tecnica della Play Therapy:
Stabilite un momento della giornata da dedicare al “gioco speciale”: 20 minuti ininterrotti di gioco con vostro figlio. Le regole sono semplici:
- Deve essere un momento ben definito da un inizio e una fine, ad esempio mettendo un timer che suona allo scadere dei 20 minuti (rispondendo così al suo bisogno di sicurezza)
- Deve essere vostro figlio a decidere cosa farete in quei 20 minuti (rispondendo così al suo bisogno di libertà)
- Deve essere lui a guidare il gioco e stabilire le regole (bisogno di competenza)
- Deve avere la vostra totale incondizionata ininterrota attenzione (bisogno di amore)
- Deve essere un momento di gioia (bisogno di piacere).
Etimologia dell’educazione.
marzo 26th, 2010 § 3 comments § permalink

Si è sempre constatato che una mente creativa sopravvive a qualunque tipo di educazione.
Anna Freud

Educare deriva da “Ex-Ducere”, tirare fuori, condurre fuori. Da un lato significa tirare fuori da una persona tutto ciò che c’è di buono. Dall’altro vuol dire condurre fuori la persona stessa dal negativo, da ciò che può fare del male.
L’intento primario di tutta l’educazione è, o dovrebbe essere, la strutturazione del carattere dei ragazzi.
Mahatma Gandhi
10 consigli utili per genitori che intendono allevare figli deficienti.
marzo 15th, 2010 § 2 comments § permalink

“Dieci consigli utili per genitori che intendono allevare figli deficienti, debosciati e asociali” è il provocatorio libro di Giovanni Notarnicola, psicologo, psicoterapeuta e docente di riabilitazione motoria all’Università di Firenze, dove con ironia, ma anche con precisione, si cerca di smontare alcune delle abitudini educative dei genitori moderni.
Tutto è nato da un viaggio in Polinesia:
«Vedevo i bambini salire sugli alberi, tuffarsi in acqua e poi raccogliere conchiglie, cadere e non farsi male, giocare e divertirsi. Mi sono chiesto: chi è il maestro? Ebbene il maestro era l’ambiente». Fonte: Corriere Fiorentino.
Sul sito web della sua associazione, A.N.I.M.A. (Associazione Nazionale Italiana Massimo Ausilio), egli ci spiega il suo metodo educativo, l’ambientalismo attivo:
Non esiste persona che non porti con sé, dalla nascita, basilari informazioni utili per condurre la propria vita di relazione (riflessi perinatali compresi). Le informazioni provengono dal già vissuto di coloro che ci hanno preceduti: due genitori, quattro nonni ecc.; un milione di persone a partire solo dal 1400 ad oggi.
Questa nutrita, fruibile eredità che chiameremo intelligenza della specie, si è andata formando fin dai primordi ed il suo recupero non si può limitare certo solo agli aspetti somatici; essa si estende alla misura delle sensazioni, traducibili in atti concreti assistiti dalle recuperabili esperienza che ci giungono dalla notte dei tempi, dall’”IO” storico della progenie che è contemporaneamente contenente e contenuto, identità ed appartenenza, motivazione e conoscenza. [...Continua]
Prima di lasciarvi alla lista di consigli, vorrei chiudere con le parole di Giovanni: “Un bimbo non trattato è un bimbo maltrattato!”
10 consigli utili per genitori che intendono allevare figli deficienti, debosciati e asociali:
L’educatore felice.
febbraio 10th, 2010 § 1 comment § permalink

Quasi chiunque, e ad ogni età, si trova a dover educare qualcun’altro. Educare deriva del termine “ex-ducere”, che significa “tirare fuori”. Per tirare fuori il bello che vediamo dentro un’altra persona ci tocca, però, prima tirare coltivare il bello che c’è in noi.
L’educatore deve essere felice.
La prima parola, educatore, va intesa nel senso ampio del termine, ossia chi, per i motivi più svariati, si trova a dover trasmettere qualcosa ad un’altra persona. Parliamo di genitori, insegnanti, animatori, educatori professionali, in una parola: adulti. L’ultima parola, felice, va intesa nel senso etimologico del termine: deriva dal latino, Felix, e vuol dire fertile, fecondo. L’accento è quindi posto sui frutti prodotti dalla persona felice, nella naturale certezza che per ogni educatore vi siano molti giovanissimi che dei frutti della felicità hanno bisogno almeno quanto il pane che mangiano. In sostanza, non si può essere felici per se stessi, ma lo si è solo gli altri.