Lasciarci raggiungere dalla felicità.

febbraio 10th, 2011 § 11 comments § permalink

Una cara lettrice (il “cara” si mette sempre, per ruffianaggine e per far credere ai lettori che siano “cari” per davvero, ma in questo caso è vero) mi scrive una mail che vi riporto debitamente modificata per proteggere la privacy della mittente:

Ciao Andrea, a parte che sei intelligente, simpatico, carino e a tuo modo sexy, ma lo sai che quello che hai scritto nel tuo ultimo post me lo dice sempre anche la mia psicologa?1

1: Una parte della mail è stata da me inventata per cammuffare l’identità della scrivente, ma non posso dirvi quale.

Beh, qui le possibilità sono essenzialmente tre:

1) Io e la tua psicologa siamo la stessa persona.

2) Le connessioni astrali delle nostre tre vite hanno voluto che ci incontrassimo in questa sorta di Mexican Standoff.

3) Scrivo quattro cavolate retoriche e banalotte che sarebbe capace di dirle anche la tua psicologa.

Detto ciò.

Detto ciò, credo davvero nel concetto. Tendiamo troppo spesso a porre la felicità “un po’ più in là”. Come se domani dovesse accadere quel qualcosa che stravolgerà la nostra vita e che improvvisamente ci concederà di raggiungerla.

Ma questo, con ogni probabilità, non accadrà.

Non è che nella frenetica ricerca, nella corsa a ostacoli, abbiamo perso i punti di riferimento e invece di inseguirLa stiamo fuggendo da essa?

Più che “raggiungere la felicità”, dovremmo “lasciarci raggiungere dalla felicità”.

Non.

febbraio 7th, 2011 § 4 comments § permalink

Non permettete a nessuna persona, cosa, situazione, evento, difficoltà, problema, pianeta contrario di togliervi il vostro diritto alla Felicità.

Quella viene da dentro.

E se non so cosa voglio dalla vita?

luglio 19th, 2010 § 16 comments § permalink

E se non so cosa voglio dalla vita?

Commentando il post “Come capire qual è il proprio obiettivo motivanteMarirose ci pone una domanda interessante:

E se non so cosa voglio? A trent’anni è grave, lo so… e ci sto davvero male… ci penso tutti i gg e mi rendo conto che vivere così non ne vale la pena…

Proviamo a dare una risposta che sia il più possibile sensata, considerando il fatto che, non conoscendo Marirose, potrei scrivere qualche sciocchezza. Non è affatto semplice rispondere a una domanda di questo tipo e il rischio di scadere nel banale è dietro l’angolo.

Cominciamo da qualche osservazione sulla domanda e su come questa viene posta, Marirose. “A trent’anni è grave…”, mi verrebbe da dirti: sei in buona compagnia! So che è una magrissima consolazione, ma oggi sono moltissimi i trentenni (ma anche i quarantenni e i cinquantenni) che “non sanno cosa vogliono”.

Al giorno d’oggi non ha più senso misurare certe cose in base all’età: a trent’anni si è troppo giovani per fare il Presidente della Repubblica ma troppo vecchi per fare il calciatore. Quindi, tanto per cominciare, ti sconsiglio la carriera da calciatore e ti invito a riflettere su quella di Presidente. :)

Scherzi a parte, non vivere la vita come una corsa contro il tempo. Tendiamo a pensare che “prima ci sistemiamo, meglio é”, che prima troviamo il nostro equilibrio e più ce lo godremo per il resto dei nostri giorni. Ma non è così: l’equilibrio non lo troveremo mai, perché la vita è, per sua natura, in bilico e l’equilibrio va ricercato momento per momento come l’equilibrista sul filo. La felicità è un momento che appena viene raggiunto si sposta un passo più in là.

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Linus e la Felicità.

luglio 9th, 2010 § 4 comments § permalink

La Felicità secondo Linus

- Pensi mai al futuro, Linus?

- Oh, sì… Sempre.

- Come pensi che vorresti essere da grande?

- Vergognosamente felice!

Dov’è finito l’amore eterno? Matrimoni in crisi o nuova cultura umana?

giugno 21st, 2010 § 21 comments § permalink

Dove è finito l'amore eterno?

Questo articolo è stato scritto da Alessandro Pollutri.

Che ad oggi, era della comunicazione e della condivisione, ci siano più coppie che si spaccano rispetto agli amori eterni è cosa risaputa.

La società ha rovinato il matrimonio?

Io credo che due persone per vivere un buon rapporto di coppia debbano avere alla base una visione mentale del proprio futuro come “coppia” e quindi un simil modo di vedere la vita futura insieme. Se nella civiltà odierna il matrimonio è ancora considerato un fatto non solo “naturale” ma “obbligatorio” un primo motivo di rottura potrebbe essere il fatto che molti arrivano al grande passo< con ancora molti schemi mentali da “single”.

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Trasformare i sogni in desideri, i desideri in progetti, i progetti in realtà.

maggio 31st, 2010 § 18 comments § permalink

Sogni, Desideri, Progetti.

Sogni…

Etimologia Sogno

Fonte | Etimo

I sogni ad occhi aperti, dal momento che la fantasia è importantissima nella nostra vita, sono un potente mezzo per ottenere felicità. Si tratta di una felicità in qualche modo “vera”, ma anche parziale, in quanto resta dentro di noi e non ha riscontro nel mondo reale.

Un esempio concreto? Il metodo più noto di fantasticare, anche se spesso non è riconosciuto, è l’uso della televisione (sarebbe meglio dire “un certo” uso della tv): ci si proietta in situazioni non reali e lontane dalla nostra vita. Per molte persone questo è l’unico motivo per cui la si guarda. Pensiamo al celebre “gioco dei pacchi”: perché tanta audience? Non vi era altro motivo per guardarlo se non l’immedesimarsi in un altro. Un altro che stava per vincere un sacco di soldi senza averli in alcun modo meritati.

Un processo simile si attiva per le fiction, dove una storia banale e nazionalpopolare ci catapulta in una realtà piena di amori corrisposti e lieti fine, dove i protagonisti trovano sempre una strada per giungere alla felicità, o mal che vada per diventare eroi. Purtroppo nella vita vera, finché si resta inchiodati alla tv si sprecano energie mentali (ué, si generalizza, eh). Un’evasione che ci impedisce di riconoscere che forse abbiamo bisogno di “altro” e di conseguenza impedisce una presa di posizione per cambiare la situazione.

Vabbé, la sto prendendo un po’ “alla larga”, cerchiamo di venire al dunque. Certo, il sogno ad occhi aperti è un aspetto del pensiero del quale non potremmo fare a meno:

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Essere Imprenditori della Vita, Investire in Felicità.

maggio 24th, 2010 § 16 comments § permalink

Imprenditori della propria vita.

La parabola del commerciante.

Come il commerciante accorto eviterà di investire il proprio capitale in un unico ramo, così la saggezza della vita consiglierà forse di non aspettarsi tutto il soddisfacimento da una sola aspirazione. Il successo non è mai garantito, dipende dal concorso di molti fattori, forse soprattutto dalla capacità della costituzione psichica di adattare la propria funzione all’ambiente e di usarlo per trarne piacere.

Sigmund Freud

Diventare imprenditori della propria vita.

Può piacere o non piacere, ma il buon vecchio Freud, per molti aspetti, ci ha visto lungo. Da dove ci aspettiamo che derivi la nostra felicità? Quante fonti abbiamo eletto come primarie, dalle quali estrarre la preziosa sensazione? Se una di queste fonti dovesse cadere, ci ritroveremmo (per dirla in maniera tecnica) col culo per terra, oppure abbiamo delle alternative? L’amore, il sesso, la famiglia, il lavoro, il denaro, i figli, gli amici, i parenti, la casa, il blog, il successo, la carriera, il proprio orticello, la conoscenza, l’avventura… Quante fonti possono dare felicità all’uomo?

L’imprenditore accorto non investe tutti i suoi beni in un unico ramo. Se vogliamo essere imprenditori della nostra vita e vivere questa avventura come una sfida al maggior guadagno possibile (ovviamente non stiamo parlando di guadagno monetario) dobbiamo fare delle scelte oculate, dei buoni investimenti. Dobbiamo diversificare, principalmente per due motivi: primo, non esiste un ambito che da solo possa riempire completamente le tasche dell’imprenditore, così come non esiste nulla che, da solo, possa dare una completa e profonda felicità a una persona; secondo, se crolla un ramo ne avremmo un altro a cui aggrapparci.

Quanti di noi hanno speso un periodo della propria vita o, nei casi peggiori, tutta la vita stessa per un’unica, grossa causa? Non credo sia la strada migliore: aspettarsi tutto da una sola fonte è quantomai ottimistico e, presto o tardi, questa fonte ci deluderà. Chi ha investito la propria esistenza nella carriera, chi in un rapporto troppo stretto con il partner, chi per una causa religiosa e chi si è dedicato esclusivamente all’avventura si troverà alla fine del suo viaggio con molti ricordi, un po’ di malinconia, forse qualche storia da raccontare e un certo amaro in bocca.

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Come capire qual’è il proprio obiettivo motivante?

maggio 14th, 2010 § 18 comments § permalink

Cari lettori, con l’autorizzazione del mittente pubblico una mail che mi è giunta in questi giorni. L’autore della mail gradirebbe, oltre al mio parere che ha già ricevuto, sapere cosa ne pensano i lettori di Pillole di Psicologia. Dateci dentro!

:)

La mail: qual è il mio obiettivo motivante?

Ciao Andrea,

[breve presentazione]

Bel blog molto interessante e ben fatto. Da una vita mi occupo e appassionano dinamiche psicologiche e comunicazione interpersonale. Leggevo il tuo post sul lavoro e io, come tanti, ancora non ho trovato ciò che mi appassiona o ‘forse’ me lo nascondo per paura… leggendo poi il discorso sulla motivazione mi è venuta una domanda da porti. Da tempo sono convinto che la motivazione è ciò che ti attira all’obiettivo, che sia intrinseca o estrinseca. A volte capita di porsi obiettivi, che lì per lì ‘senti’ e ti sembrano ‘tuoi’ e motivanti ma poi mi capita di perdere motivazione.

Ora, secondo te, quando ci si fissa un obiettivo da conseguire ma o non si agisce concretamente per ottenerlo o nel tragitto si spegne la motivazione significa che è l’obiettivo fissato che poi non è così motivante per la persona o che la persona non è capace di tenere, come si dice oggi, il focus e si spegne strada facendo? Come fare, secondo te, a capire quale è il proprio obiettivo motivante?

Un saluto e grazie dell’attenzione

A presto

[Lettera Firmata]

La risposta.

Caro A.,

ti ringrazio per la stima e per la domanda che mi poni, poiché è molto interessante e stimola a riflettere. Provo a buttare giù qualche pensiero tra i tanti che mi hai fatto venire in mente. Così, senza la presunzione di una risposta definitiva (raramente ho risposte definitive).

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Nato senza gambe né braccia: che uomo straordinario!

maggio 12th, 2010 § 9 comments § permalink

Nick Vujicic.

L’ultimo post è stato particolarmente prolifico di commenti. Forse è un argomento che sta a cuore ai miei affezionati (nel senso che IO ci sono molto affezionato) lettori? Fattostà che a un certo punto la casella mail dove mi arrivano gli avvisi ha cominciato a ribollire di bip, vado a vedere e scopro che la zona commenti sembrava essere diventata la chat di facebook. È stato bello, ma ora non fateci l’abitudine. Non è che posso mantenere sempre certi standard (come ho dovuto spiegare più di una volta a mia moglie – ok, questa era pessima).

Nick Vujicic.

Ma veniamo a noi. Nick Vujicic è un uomo straordinario. Nato senza gambe né braccia, questo giovane predicatore australiano gira il mondo raccontando quanto sia possibile trovare la felicità anche in situazioni di estrema difficoltà. È divenuto famoso in Italia grazie ad un paio di video mostrati da Striscia la Notizia.

Ciò che si trova di lui in rete è un calderone che non saprei definire meglio di: adolescential-american-catholic. Come dire, un miscuglio di paroloni toccanti, lodi a dio, e frasi da bacio perugina. Nonostante ciò, andando all’osso del messaggio, resta lui: Nick Vujicic, un uomo che ha saputo trasformare la sua più grossa sfortuna nel suo più grande punto di forza.

Life Without Limbs è il suo sito personale.

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10 consigli psicologici per rendere felice il proprio uomo.

aprile 11th, 2010 § 11 comments § permalink

Un Uomo Felice

Dopo i 10 consigli psicologici per rendere felice la propria donna, ancora qualche pillola di psicologia tratta da “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere” di John Gray. Oggi ci rivolgiamo alle care signore che vorrebbero rendere felice il proprio, cavernicolo, uomo.

Nel capitolo “In che modo le donne possono segnare grandi quantità di punti” John Gray dà 26 suggerimenti. Ne riporto qui dieci, rimandando anche questa volta al libro per chi volesse leggere gli altri sedici.

10 consigli psicologici per rendere felice il proprio uomo.

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10 consigli psicologici per rendere felice la propria donna.

marzo 24th, 2010 § 7 comments § permalink

Donna Felice

“Tanto tempo fa, i marziani e le venusiane si incontrarono, si innamorarono e vissero felici insieme perché si rispettavano e accettavano le loro differenze. Poi arrivarono sulla Terra e furono colti da amnesia: si dimenticarono di provenire da pianeti diversi.”

Chi non ha ancora letto il best seller di fama mondiale “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere” di John Gray? Pochi, credo. Ma per quei pochi posso dire che il libro parte dal presupposto che uomini e donne provengano da pianeti differenti e che, quindi, siano estremamente diversi. Il libro è un’avventura all’interno di queste “incompatibilità” caratteriali, molto utile per comprendere se stessi e l’altro sesso. Bello e divertente, anche se un po’ troppo “americano”.

Nel capitolo “Cinquanta modi per segnare punti con la propria compagna” Gray offre cinquanta consigli. Io ne ho estrapolati dieci, nella speranza di invogliarvi alla lettura degli altri quaranta e di questo simpatico libro.

10 consigli psicologici per rendere felice la propria donna.

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Etimologia della Felicità.

marzo 11th, 2010 § 1 comment § permalink

Etimologia Felicità.

La felicità ha senso solo se condivisa…

dal film “Into the Wild”

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Fai-da-te per almeno tre buoni motivi.

marzo 9th, 2010 § 1 comment § permalink

Fai Da Te

Già, ci sono almeno tre buoni motivi per cui il fai da te conviene. Ma, prima di tutto, rispondo alla domanda che certamente vi starà sorgendo spontanea: “ma cosa diavolo centra il fai da te con un sito sulla psicologia?” Beh, la risposta è relativamente semplice: se la psicologia è la “dottrina dell’anima” (etimologia qui), che studia la morale e l’intelligenza umane, credo che poche cose si avvicinino alla psicologia come l’uso delle proprie mani per costruire utensili, strumenti, risorse e qualsiasi cosa possa essere utile per noi e per gli altri.

“Già, ma vieni al dunque”, direte voi. Presto fatto, i motivi per cui il fai da te è un balsamo per la nostra anima sono innumerevoli, mi limito ad evidenziare i tre più ovvi (e se qualcuno lo desidererà, potrà incrementare la lista nei commenti).

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Testa, mani e cuore per una vita felice.

marzo 1st, 2010 § 0 comments § permalink

Testa Mani e Cuore per una Vita Felice

questa è una piccola ricetta per la ricerca della felicità. Facile e immediata come quelle di una volta, e altrettanto profonda. Forse più facile a dirsi che a farsi: la felicità deriva dall’uso quotidiano di testa, mani e cuore.

La Testa

Rappresenta l’uso della ragione, lo studio, la cultura. Alcuni esempi sono la meditazione, lo studio, la lettura, la buona musica.

Gli uomini colti sono superiori agli uomini incolti
nella stessa misura in cui i vivi sono superiori ai morti.

Aristotele

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L’educatore felice.

febbraio 10th, 2010 § 1 comment § permalink

Educatore Felice

Quasi chiunque, e ad ogni età, si trova a dover educare qualcun’altro. Educare deriva del termine “ex-ducere”, che significa “tirare fuori”. Per tirare fuori il bello che vediamo dentro un’altra persona ci tocca, però, prima tirare coltivare il bello che c’è in noi.

L’educatore deve essere felice.

La prima parola, educatore, va intesa nel senso ampio del termine, ossia chi, per i motivi più svariati, si trova a dover trasmettere qualcosa ad un’altra persona. Parliamo di genitori, insegnanti, animatori, educatori professionali, in una parola: adulti. L’ultima parola, felice, va intesa nel senso etimologico del termine: deriva dal latino, Felix, e vuol dire fertile, fecondo. L’accento è quindi posto sui frutti prodotti dalla persona felice, nella naturale certezza che per ogni educatore vi siano molti giovanissimi che dei frutti della felicità hanno bisogno almeno quanto il pane che mangiano. In sostanza, non si può essere felici per se stessi, ma lo si è solo gli altri.

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Come mai alcune persone ci stanno antipatiche?

febbraio 3rd, 2010 § 0 comments § permalink

Perché alcune persone ci stanno antipatiche?

Qualche giorno fa, approfittando di un lungo viaggio di ritorno Napoli-Pavia, con una collega abbiamo effettuato un altrettanto lungo “confronto professionale”.

Durante questa chiacchierata è emerso che a me alcune persone stavano antipatiche mentre a lei erano indifferenti, e viceversa. La cosa si faceva via via sempre più interessante quando scoprivamo che ormai ci eravamo abituati ad inserire ogni loro gesto all’interno di uno schema che li vedeva incapaci, presuntuosi, arroganti, etc… Perchè?

I due meccanismi fondamentali che permettono la conoscenza del mondo sono induzione e deduzione. L’induzione permette di giungere ad una conclusione generale passando per i casi particolari: se più volte tocco il fuoco e mi scotto, allora vorrà dire che il fuoco brucia. La deduzione invece permette di trarre una conclusione specifica a partire da premesse generali: se già so che il fuoco brucia, non ho bisogno di toccarne degli altri per sapere che mi scotterò. Naturalmente funzionano in coppia, e nella mente l’uno non può fare a meno dell’altro.

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Where Am I?

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