novembre 29th, 2010 § § permalink

Foto | facial study
Comunicazione non verbale.
Quando ci riferiamo alla parola Comunicazione, il nostro pensiero va subito alla comunicazione verbale o scritta.
In realtà la maggior parte dei messaggi che le persone si scambiano sono rappresentati dalla cosiddetta “Comunicazione non verbale” (oltre il 70% degli scambi comunicativi totali).
In particolare, si tratta di:
- Espressioni mimico-facciali,
- Variazioni intonazionali-vocali
- Postura
- Gesti non intenzionali
- Prossemica
Quest’ultima è un’interessante branca della comunicazione che studia come ci poniamo fisicamente davanti o di lato alle persone, quanto stiamo loro vicino, dove ci andiamo a sedere in una stanza dove ci sono altre persone e perché.
(Avete mai fatto caso a come si siedono le persone ad un tavolo quando c’è una riunione o un pranzo? E come ci disponiamo in un ascensore?)
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novembre 11th, 2010 § § permalink

Foto | Sad Clown
Riprendiamo il discorso sui 5 passi necessari a saper gestire le nostre emozioni. Abbiamo già elencato i primi due (la conoscenza e la regolazione). Vediamo ora le ultime tre componenti di questo processo.
3) Predisporre piani, tollerare le frustrazioni, posticipare le gratificazioni.
Saper tollerare una frustrazione significa avere rispetto degli altri, capire il vero motivo per cui qualcosa ci viene negata o perché ci sono state fatte delle critiche, e magari migliorare.
Anche quando abbiamo ragione la nostra reazione deve sempre essere proporzionata al caso.
Quello che succede spesso è che la nostra risposta emotiva e comportamentale risente di altre tensioni, altre frustrazioni che non c’entrano nulla con quello che sta succedendo in quel momento. Così la reazione può essere sproporzionata, esagerata perché in realtà cerchiamo un pretesto per sfogarci per tutto quello che abbiamo accumulato.
Un piccolo trucco: Le valvole di sfogo positive ci sono: bisogna parlarne con gli altri (amici, parenti, ecc..). Alcune ricerche hanno dimostrato che parlare persino da soli è uno sfogo utilissimo e serve a “ridare un senso corretto alle cose”, a tornare con i piedi per terra. » Read the rest of this entry «
novembre 4th, 2010 § § permalink

Foto | Joy
Spesso la gente pensa che non sia possibile controllare le proprie emozioni e che esse siano una specie di turbine che ci sequestra e trascina dove vuole.
In realtà le cose non stanno affatto così e le emozioni sono governabili: sta a noi fare in modo che esse ci arricchiscano o ci complichino la vita.
In un precedente articolo – la palestra delle emozioni – abbiamo detto che occorre “metodo” e “allenamento”, come quando dobbiamo imparare a cavarcela con uno sport, ad esempio il nuoto.
Con questa metafora possiamo comprendere meglio che gestire le emozioni non significa “non viverle” ma viverle bene, e la psicologia sociale ci viene ancora una volta in aiuto.
Parliamo quindi dei 5 passi per gestire le proprie emozioni. In questo articolo elencheremo i primi 2:
Primo passo: conoscere le proprie emozioni.
Sappiamo distinguere la frustrazione dalla rabbia? E la gioia dalla soddisfazione? Ma soprattutto, ci conosciamo abbastanza da prevedere cosa ci fa arrabbiare, o ci fa felici?
Dare un nome a quello che proviamo è il primo passo che ci consentirà di distinguere le situazioni e, in seguito, di PREVEDERE le nostre emozioni.
Ma per farlo dobbiamo imparare a dialogare con noi stessi.
Un piccolo trucco:
E’ sufficiente ritagliarsi un quarto d’ora a fine giornata da dedicare a noi stessi per riflettere su ciò che abbiamo vissuto. Cosa abbiamo provato? Perché? Come abbiamo reagito? Potrebbe essere interessante fare una piccola lista quotidiana delle emozioni che abbiamo provato (e col tempo ci sorprenderemo a scoprire nuove sfumature: il nostro “vocabolario emotivo” starà crescendo), quali abbiamo preferito e quali proprio non sopportiamo.
Secondo passo: saper regolare le proprie emozioni
Per capire come regolare un’emozione occorre averla già provata e aver fatto il passo n.1, il riconoscimento. Non possiamo regolare ciò che non conosciamo, specie in ambito emotivo! Dobbiamo imparare per “prove ed errori”, riconoscendo gli errori, ma senza imbrogliare!
Infatti, quando facciamo un resoconto sulle nostre azioni siamo naturalmente portati a vedere la situazione in nostro favore. Questo è consueto e comune e serve a mantenere alta la nostra autostima; tuttavia quando serve imparare dai propri errori dobbiamo sforzarci di essere obiettivi il più possibile. [Si è vero, io gli ho spaccato la bottiglia del whisky in testa, ma lui mi fissava da almeno 5 secondi. Cos'altro avrei potuto fare? - NdAndre]
Riconoscere di aver esagerato nell’esprimere un’emozione può servire a regolarla quando ci ritroveremo in situazioni analoghe.
Le emozioni provocano delle modifiche fisiologiche (come l’aumento o la diminuzione del battito cardiaco, della pressione sanguigna, della temperatura corporea, ecc.). Ma dobbiamo ricordare che se il cervello ha detto al corpo di allarmarsi, il cervello può dire al corpo di calmarsi.
In ogni caso, il primo passo è fermarsi, prendere tempo PRIMA di AGIRE, prima di mettere in atto un comportamento. Le conseguenze possono essere imprevedibili se non ci riflettiamo PRIMA e spesso la cronaca ci sottopone casi in cui sarebbe bastato fermarsi un attimo a riflettere.
Ci dobbiamo chiedere:
- La mia reazione sarebbe appropriata alla situazione?
- Come sarà valutata dagli altri?
- Quali sono le conseguenze possibili per me e per gli altri?
Questo vale per le emozioni negative come per quelle positive. Può capitare, infatti, di essere così su di giri da rischiare persino di sembrare sciocchi o insensibili. Possiamo persino cadere in una “trappola”. A volte chi vuole la nostra reazione violenta (o imbarazzata) la sta cercando per farci apparire ciò che non siamo, cioè utilizza una provocazione. Oppure potremmo aver preso un abbaglio, rischiando di ferire una persona che non se lo merita.
Fermiamoci e riflettiamo. Questo vuol dire regolare le emozioni.
2 piccoli trucchi:
1) Il vecchio consiglio della maestra: prima di agire contate fino a dieci! Sembra banale, ma in dieci secondi il nostro stato emotivo può subire grossi cambiamenti: dieci secondi sono sufficienti per far smaltire “la botta” emotiva, infatti, l’emozione dura pochi minuti (se dura di più non è un’emozione ma un sentimento). Se mettiamo in atto un’azione o un comportamento in quei momenti rischiamo di agire in modo non razionale.
2) Pensate a situazioni che provocano effetti uguali e contrari. Usare un’emozione per frenare gli effetti di un’altra emozione. Facciamo un esempio? E’ possibile affrontare una paura immaginando la situazione critica come già superata. L’anticipazione della sensazione di aver già superato l’episodio difficile ci aiuterà ad affrontarlo in maniera più positiva.
…continua.
settembre 27th, 2010 § § permalink
Questo articolo è di Anna Patrizia Guarino.

Foto | a way to a healthy life
A cosa servono le emozioni?
Bella domanda eh?
So che la replica è tutt’altro che semplice, ma dovete sapere che già nella metà del 1800 un signore molto arguto, con una lunga barba bianca, aveva dato una delle più belle risposte a questa domanda.
Pensate che, nonostante siano passati più di 150 anni e centinaia di altre teorie, studi sul cervello, sul comportamento umano, sui modelli di cognizione ecc… effettuati da centinaia di scienziati, alla fine la maggior parte di questi cervelloni ha dovuto convenire sul fatto che aveva ragione lui… Charles Darwin.
Darwin sosteneva che le emozioni sono utili soprattutto per due motivi:
- servono a comunicare agli altri i nostri bisogni.
- servono a dirigere il nostro comportamento per tutelarci, proteggerci, ecc..
Pensate ad esempio alla paura, un’emozione primaria, che quando viene provata da una persona, consente di aumentare l’attenzione, di concentrarsi meglio sulla situazione e di provocare la fuga, se le cose si mettono male.
Quindi le emozioni ci servono.
Ma allora perché le emozioni non vengono “ben viste”?
Beh, questa domanda è più semplice e posso rispondere anche io [a proposito, mi presento, sono Anna Patrizia Guarino (Patrizia) e studio psicologia sociale].
Per molti anni gli studiosi di questa materia hanno considerato le emozioni come un “problema”, dal momento che spesso si associano a situazioni negative se non proprio drammatiche (ad es. scoppiare a piangere davanti a tutti, diventare rossi, ma anche violenze, rabbia incontrollata ecc…)
Tuttavia oggi si sa che il problema non sono le emozioni.
Prese in senso assoluto, esse non sono né buone né cattive.
Il problema è il meccanismo di controllo.
Infatti, persino la rabbia può essere utile alla nostra vita. Immaginiamo un amico che si comporta male con noi. La frustrazione che proviamo può sfociare in rabbia (o in pianto), ma se riusciamo a controllarla comunicheremo a lui che non ha fatto un bel gesto e probabilmente lui non lo farà più perché capirà davvero di averci feriti. Questo avverrà perché il nostro viso, la nostra voce e altre caratteristiche fisiche gli daranno segnali inequivocabili, anche se non diremo una sola parola.
Ma se invece di controllare la rabbia lo prendiamo a sberle, il problema non sarà la rabbia, ma il fatto che il nostro meccanismo di controllo non ha funzionato proprio benissimo.
Il nostro controllo sulle emozioni deve prendere in considerazione molte componenti.
Intanto le conseguenze del nostro comportamento emotivo. Se alziamo la voce o se diamo una sberla ci sarà una bella differenza e noi dobbiamo essere in grado di prevederla.
Inoltre, per controllare un’emozione, dobbiamo riconoscerla, proprio mentre si sta manifestando.
L’intelligenza emotiva.

Foto | Gym_0321
La competenza nelle emozioni, cioè la capacità di riconoscere e controllare al meglio le emozioni si chiama INTELLIGENZA EMOTIVA.
Molti psicologi, infatti, si sono messi d’accordo sul fatto che non esiste una sola intelligenza, ma diverse, a seconda del contesto in cui si manifestano. Esiste quindi l’intelligenza musicale, matematica, spaziale (io quest’ultima non devo avercela affatto perché mi perdo peggio di Pollicino), ecc..
Ed esiste anche l’intelligenza emotiva che, come tutte le intelligenze, va ALLENATA sin da piccoli.
Si capisce quindi, che cercare di evitare durante la crescita frustrazioni come quella di essere sgridato se si commette un errore, non è sempre un bene.
Tutti dobbiamo provare la rabbia che deriva dalle negazioni, saper posticipare una ricompensa o esperienze simili.
Insomma tutti dobbiamo aver a che fare con le emozioni.
Ma dobbiamo farlo con un bravo “allenatore”.
La palestra delle emozioni.
Durante l’infanzia e l’adolescenza siamo in una vera e propria “palestra delle emozioni” e un genitore dovrebbe aiutare il figlio a saperle gestire, consigliarlo su come concentrarsi per non esserne travolto, invece di evitare accuratamente di fargliele provare o lasciare che se la sbrighi da solo quando è in difficoltà.
Più l’allenatore sarà bravo, più il bambino avrà possibilità di sviluppare la sua intelligenza emotiva.
Per questo motivo non si può pensare di demandare il ruolo di allenatore alla società, perché la società è già “la gara in cui il bambino deve misurarsi”.
In realtà, la palestra rimane aperta anche dopo l’adolescenza; anche da adulti e da anziani si fa “allenamento”.
E le emozioni ci aiutano ad essere capiti ed avere comportamenti coerenti con i nostri bisogni, ma anche a capire gli altri.
Questo significa prevedere le loro azioni.
Gli psicologi la chiamano EMPATIA.
Sembra che noi siamo addirittura “progettati” per farlo (vedi i neuroni specchio), per comprendere le espressioni facciali, le variazioni del timbro vocale o le posture, dove guardano gli occhi, ecc..a patto di aver già provato quelle stesse sensazioni.
Chi riesce a sviluppare questa caratteristica, è sicuramente più agevolato degli altri nelle relazioni sociali.
Ma, come per ogni traguardo che si rispetti, occorre sudare un po’!
Anna Patrizia Guarino
maggio 8th, 2010 § § permalink

Foto | Inquietudine
“Vorrei sempre essere altrove, dove non sono, nel luogo dove sono or ora fuggito. Solo nel tragitto tra il luogo che ho appena lasciato e quello dove sto andando io sono felice”.
Thomas Bernhard
A volte capita di arrivare a sera con una strana sensazione nello stomaco. Ci fa sentire incompleti, manchevoli, non-quieti, come se fossimo in cerca di qualcosa, ma non sappiamo cosa. È un’emozione che non può non esistere, perché insita nella natura umana. Ha fatto crescere alcune civiltà sino a fare esprimere loro il meglio, ne ha distrutte altre. È un moto che coinvolge lo stomaco, il cuore e la testa. L’inquietudine è una tensione verso che fa diventare gli uomini infelici, oppure eroi.
Secondo il suo significato etimologico (non quieto, agitato, che non si appaga mai), l’inquietudine è energia pura che a volte accumuliamo, finché esplode portandoci ai grandi cambiamenti della vita. Alcuni non sono in grado di controllarla, volano di fiore in fiore seguendo la propria inquietudine e non combinando nulla, altri ancora invecchiano senza averle mai lasciato spazio, morendo da frustrati. È molto difficile trovare il giusto equilibrio tra un sano senso di inquietudine, da soddisfare giorno dopo giorno, ed uno ossessivo.
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marzo 31st, 2010 § § permalink

Molto spesso proviamo delle emozioni che preferiremmo evitare. Paura, ansia, rabbia, tristezza, colpa, vergogna… A cosa servono? Sono in realtà estremamente utili all’organismo, che le “accende” in determinate occasioni e per determinati scopi. Senza le emozioni difficili la nostra vita sarebbe molto più breve.
Paura
La paura segnala la percezione di un pericolo in arrivo o qualcosa che potrebbe minacciare il raggiungimento dei propri scopi.
La sua funzione è quella di preparare l’organismo (umano o animale) ad affrontare la situazione temuta, ad allontanare la minaccia, aumentando lo stato di vigilanza e attenzione e attivando risorse aggiuntive con estrema rapidità.
Ansia
L’ansia segnala la percezione di qualcosa di non ben definito che potrebbe minacciare o compromettere qualcosa di importante per la persona.
La funzione dell’ansia è quella di creare un senso di incertezza e attesa per preparare e motivare l’organismo ad affrontare la situazione temuta, mobilitando risorse aggiuntive.
È simile alla paura, ma il tipo di minaccia può essere meno definito e più lontano nel tempo.
Rabbia
La rabbia segnala la percezione di un danno subito ingiustamente, da te o da altri.
La rabbia ha una funzione di difesa e motiva l’organismo ad opporsi alla situazione per ottenere dei cambiamenti o per evitare che la stessa situazione si ripeta in futuro.
Tristezza
La tristezza segnala la percezione che qualcosa o qualcuno a cui tieni è stato irrimediabilmente compromesso o definitivamente perduto.
La sua funzione è quella di consentirti di adattarti alla situazione e di prendere atto della perdita, di elaborare soluzioni nuove e/o di investire le tue energie verso nuove mete.
Senso di Colpa
Il senso di colpa segnala la percezione di aver provocato un danno ingiusto.
La sua funzione è quella di consentire alla persona di prendere atto dell’accaduto e di trovare una modalità di riparazione del danno provocato.
Vergogna
La vergogna segnala il timore di poter essere giudicati inadeguati o incapaci agli occhi di persone ritenute importanti.
La sua funzione è quella di attivare un maggior controllo e attenzione sul nostro comportamento per evitare di compromettere la nostra autostima e la nostra immagine agli occhi degli altri.
Concludendo…
Date un occhio alle 7 intelligenze: quella intrapersonale riguarda anche la gestione delle emozioni.
Foto | Flickr