Insegnami…

luglio 6th, 2010 § 2 comments § permalink

Carnevale della Fisica: l’Arte di raccontare la Fisica ai Giovani di oggi.

giugno 28th, 2010 § 3 comments § permalink

Il Carnevale della Fisica

Ok, sono un povero peccatore

A causa del mio pessimo rapporto con la puntualità e le scadenze, questo post vi arriva con il “dovuto” ritardo. Ma quando si sceglie un blogger preferito lo si prende tutto, nel bene e nel male, nella buona e nella cattiva sorte… Ah, a proposito di matrimoni: l’ultimo post, quello sui matrimoni, ha scatenato una serie di commenti molto interessanti che vi invito a leggere e ai quali potreste replicare, se vi va.

Comunque, dicevamo: accolgo oggi l’invito di Emanuela a partecipare al Carnevale della Fisica (invito che, a proposito di scadenze, scade esattamente domattina). Insomma, qualche settimana fa mi viene chiesto di scrivere un articolo su “Fisica e Arte”. Io accetto forte del mio entusiasmo per le sfide, salvo poi ricordarmi che le mie nozioni di “Fisica” si limitano al sapere che gli oggetti cadono, generalmente, verso il basso. Non che le competenze sull’Arte vadano molto meglio: so giusto che La Venere di Botticelli è un dipinto di Michelangelo, ma non molto di più.

Cosa c’entro con “Arte e Fisica”?

In poche parole, mi sono messo in un pasticcio. Ma non mi sono dato per vinto e mi sono detto: Andre, la Fisica, prova a pensare a cosa rappresenta per te la Fisica. Mi sono risposto che Beh, per me la Fisica è la curiosità di scoprire i meccanismi che stanno dietro agli eventi del mondo, un po’ come la psicologia cerca di capire i meccanismi che stanno dietro ai processi della mente. Insomma, la Fisica, come la Psicologia, nasce da un forte desiderio di non fermarsi alla superficie delle cose, un voler scendere in profondità per meglio capire cosa accade intorno e dentro di noi.

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Esser Genitori è Cosa Dura.

maggio 22nd, 2010 § 3 comments § permalink

Essere Genitori

Tanto per cominciare alcune comunicazioni di servizio. È uscito un bando di concorso per uno psicologo a Modena, chi fosse interessato si affretti: il bando scade il 30 maggio. È uscito anche un bando di concorso per un educatore a Treviso. Cari colleghi, state sintonizzati che ci tengo, io, alla vostra occupazione.

I bisogni dei bambini e la disciplina.

Nel caso non si fosse notato, il mio crescente interesse per i blog sulla genitorialità è direttamente proporzionale alla paternità che si avvicina. “I bisogni dei bambini e la disciplina” su GenitoriCrescono parla di quei comportamenti spiacevoli messi in atto dai nostri piccoli bambini. Quelli per cui solitamente il genitore, per dirla in termini tecnici, s’incazza. Punto di base dell’articolo è che nessun bambino faccia niente per niente: ogni capriccio è un messaggio, e ogni messaggio parte da un’esigenza.

Ecco i principali bisogni (ampiamente esplicate nell’articolo originale):

- Bisogno di Amore

- Bisogno di Sicurezza

- Bisogno di Libertà

- Bisogno di Piacere

La Play Therapy.

Per quanto riguarda il bisogno di piacere, vi cito l’interessante tecnica della Play Therapy:

Stabilite un momento della giornata da dedicare al “gioco speciale”: 20 minuti ininterrotti di gioco con vostro figlio. Le regole sono semplici:

- Deve essere un momento ben definito da un inizio e una fine, ad esempio mettendo un timer che suona allo scadere dei 20 minuti (rispondendo così al suo bisogno di sicurezza)

- Deve essere vostro figlio a decidere cosa farete in quei 20 minuti (rispondendo così al suo bisogno di libertà)

- Deve essere lui a guidare il gioco e stabilire le regole (bisogno di competenza)

- Deve avere la vostra totale incondizionata ininterrota attenzione (bisogno di amore)

- Deve essere un momento di gioia (bisogno di piacere).

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Etimologia dell’educazione.

marzo 26th, 2010 § 3 comments § permalink

Educazione

Si è sempre constatato che una mente creativa sopravvive a qualunque tipo di educazione.

Anna Freud

Etimologia Educare

Educare deriva da “Ex-Ducere”, tirare fuori, condurre fuori. Da un lato significa tirare fuori da una persona tutto ciò che c’è di buono. Dall’altro vuol dire condurre fuori la persona stessa dal negativo, da ciò che può fare del male.

L’intento primario di tutta l’educazione è, o dovrebbe essere, la strutturazione del carattere dei ragazzi.

Mahatma Gandhi
Foto | Flickr

Vygotskij e la Zona di Sviluppo Prossimale.

marzo 22nd, 2010 § 0 comments § permalink

Germoglio

Lev Semenovic Vygotskij (1896 – 1934) è stato un brillante psicologo sovietico particolarmente impegnato nell’ambito educativo. La prematura scomparsa non gli ha impedito di lasciarci delle vere e proprie perle di saggezza educativa e psicologica, alcune delle quali ancora molto attuali. Tra queste il concetto di “zona di sviluppo prossimale”.

Tra le molte definizioni che possiamo dare di “educazione”, c’è quella per cui educare significa far sì che una persona che non sa fare una determinata cosa impari a farla, e possibilmente a farla in autonomia. Ergo, favorire l’acquisizione di abilità che ancora non si possiedono. Sono educatori quindi, oltre a genitori ed insegnanti, anche i maestri di sci, gli insegnanti di musica, i capi cantiere e i vigili urbani (devo continuare?).

Se guardiamo le cose da questo punto di vista, ci sono due possibilità: o un’abilità la si padroneggia, oppure non la si padroneggia (con tutte le dovute sfumature: “tanto”, “poco”, “abbastanza”, etc). Possiamo immaginare che la personalità in crescita di un bambino o di un giovane sia suddivisa in diverse “zone” all’interno delle quali l’educatore potrà sapientemente inserirsi nel tentativo di estrarre ciò che c’è di buono, plasmarne (per quanto possibile) alcune parti e smussare gli spigoli più acuti. Vediamole.

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10 consigli utili per genitori che intendono allevare figli deficienti.

marzo 15th, 2010 § 2 comments § permalink

Figli Deficienti?

“Dieci consigli utili per genitori che intendono allevare figli deficienti, debosciati e asociali” è il provocatorio libro di Giovanni Notarnicola, psicologo, psicoterapeuta e docente di riabilitazione motoria all’Università di Firenze, dove con ironia, ma anche con precisione, si cerca di smontare alcune delle abitudini educative dei genitori moderni.

Tutto è nato da un viaggio in Polinesia:

«Vedevo i bambini salire sugli alberi, tuffarsi in acqua e poi raccogliere conchiglie, cadere e non farsi male, giocare e divertirsi. Mi sono chiesto: chi è il maestro? Ebbene il maestro era l’ambiente». Fonte: Corriere Fiorentino.

Sul sito web della sua associazione, A.N.I.M.A. (Associazione Nazionale Italiana Massimo Ausilio), egli ci spiega il suo metodo educativo, l’ambientalismo attivo:

Non esiste persona che non porti con sé, dalla nascita, basilari informazioni utili per condurre la propria vita di relazione (riflessi perinatali compresi). Le informazioni provengono dal già vissuto di coloro che ci hanno preceduti: due genitori, quattro nonni ecc.; un milione di persone a partire solo dal 1400 ad oggi.

Questa nutrita, fruibile eredità che chiameremo intelligenza della specie, si è andata formando fin dai primordi ed il suo recupero non si può limitare certo solo agli aspetti somatici; essa si estende alla misura delle sensazioni, traducibili in atti concreti assistiti dalle recuperabili esperienza che ci giungono dalla notte dei tempi, dall’”IO” storico della progenie che è contemporaneamente contenente e contenuto, identità ed appartenenza, motivazione e conoscenza. [...Continua]

Prima di lasciarvi alla lista di consigli, vorrei chiudere con le parole di Giovanni: “Un bimbo non trattato è un bimbo maltrattato!”

10 consigli utili per genitori che intendono allevare figli deficienti, debosciati e asociali:

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L’educatore felice.

febbraio 10th, 2010 § 1 comment § permalink

Educatore Felice

Quasi chiunque, e ad ogni età, si trova a dover educare qualcun’altro. Educare deriva del termine “ex-ducere”, che significa “tirare fuori”. Per tirare fuori il bello che vediamo dentro un’altra persona ci tocca, però, prima tirare coltivare il bello che c’è in noi.

L’educatore deve essere felice.

La prima parola, educatore, va intesa nel senso ampio del termine, ossia chi, per i motivi più svariati, si trova a dover trasmettere qualcosa ad un’altra persona. Parliamo di genitori, insegnanti, animatori, educatori professionali, in una parola: adulti. L’ultima parola, felice, va intesa nel senso etimologico del termine: deriva dal latino, Felix, e vuol dire fertile, fecondo. L’accento è quindi posto sui frutti prodotti dalla persona felice, nella naturale certezza che per ogni educatore vi siano molti giovanissimi che dei frutti della felicità hanno bisogno almeno quanto il pane che mangiano. In sostanza, non si può essere felici per se stessi, ma lo si è solo gli altri.

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Where Am I?

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