La Ruota del Cambiamento.

aprile 6th, 2010 § 31 comments

Questo è un articolo a quattro zampe scritto con Mrs Quentin Tarantella.

Ruota del Cambiamento

Quante volte, nella vita, ci siamo imposti un cambiamento… o perlomeno ci abbiamo provato. Cambio lavoro, mi metto a dieta, smetto di fumare, sarò più ordinato, comincio a correre, mi iscrivo in palestra… Non è per niente facile tenere fede a questi propositi, piccoli o grandi che siano, e spesso sono destinati a fallire ancora prima di cominciare. Perché? Probabilmente perché è sbagliato l’approccio con cui li avviciniamo.

Questa riflessione è tratta da un lavoro di Prochaska e Di Clemente ideato per il trattamento psicoterapeutico di persone obese. Se faremo nostra la ruota del cambiamento ci saremo risparmiati un paio di colloqui psicologici! Lo psicologo più capace, quello che meglio può comprenderci e aiutarci, siamo noi stessi.

Veniamo al dunque. Immaginate una ruota coi suoi raggi. Immaginate che per attuare un cambiamento dobbiate entrare nella ruota, affrontare uno per uno tutti i suoi raggi e dopo un giro completo uscire nella stessa posizione ma con una differenza: il cambiamento è avvenuto con successo.

La ruota del cambiamento.

Ora leggete le fasi (i raggi) che compongono la ruota. Studiatele e meditatele una per una. Cercate di capire in che fase vi trovate e per quale cambiamento, cercate di capire la fase successiva a cui puntare per evitare di ristagnare in un inutile quanto frustrante tentativo di cambiamento in fase di stallo.

Precontemplazione

Beata ignoranza. Non sappiamo di avere un problema. Non vogliamo riconoscere di avere un problema. Generalmente la mente attua dei meccanismi di difesa perché questo avvenga (nel post sul disimpegno morale parlo di quelli “morali”), ovvero delle resistenti barriere che ci impediscono di vedere le cose come stanno. Utili, perché spesso avere un problema è più comodo che non averlo. Pensiamo ad uno studente che soffre di problemi di salute a causa dei quali non riesce a sostenere esami universitari. Non è molto più comodo avere un’ottima scusa per spostare il problema all’esterno, piuttosto che assumersi la responsabilità degli esami che falliscono?

Il primo passo verso il cambiamento è che ne sia riconosciuta la sua necessità. Se la motivazione resta estrinseca, ovvero se ci è data da altri senza che noi per primi sentiamo il bisogno di cambiare, non se ne farà niente. Pensiamo ad una donna che si mette a dieta solo su richiesta del proprio partner, che possibilità avrà di successo? Se non riconosciamo di avere un problema, non lo risolveremo mai.

Infatti il fumo non fa male: avete il fiatone dopo mezza rampa di scale, ma sarà perchè state salendo della suocera ed è tutta ansia. Tossite come il motore ingolfato di una Prinz del ’78, ma è colpa dei mali di stagione. Il vostro sorriso non è proprio bianco e scintillante come un tempo, ma è meglio perché il beige si intona con la giacca di velluto marrone che altrimenti non sapevate con cosa abbinarla.

Contemplazione

Contemplazione.

Una volta stabilito di aver bisogno di attuare un cambiamento siamo entrati nella ruota. Non siamo ancora pronti per l’azione e forse non è ancora il caso: non conosciamo ancora abbastanza bene il problema che vogliamo risolvere e le insidie che il cambiamento nasconde. In questa fase siamo consapevoli che qualcosa della nostra vita stona, ma non sappiamo come modificarlo, in che direzione spendere le nostre energie.

Questo è un raggio della ruota del quale non possiamo fare a meno. È più importante di quel che crediamo. Se ci buttiamo nel cambiamento senza una sana e profonda contemplazione probabilmente la nostra motivazione è labile e non ci porterà lontano. Questa fase può durare anche molto tempo, basta pensare a una persona in sovrappeso che crede di non poter riuscire a dimagrire: quanto tempo può passare prima che decida di cominciare una dieta?.

Ok, il fumo fa male, ma sto per lasciare la mia ragazza magari smetto poi. Anche se… Massì, in fondo so che il fumo non fa bene, magari smetto, così la mamma la smette di sfinirmi con storie sui morti di tumore, che ho 57 anni e forse finalmente mi permette di andare a vivere da solo. Insomma! Il fumo fa male, ma riuscirò mai a smettere?

Però, il cambiamento va vissuto da protagonisti…

Determinazione e programmazione

Fantastico, abbiamo un problema. I casi sono due: o scegliamo di tenercelo e restiamo incagliati nel primo raggio della ruota o decidiamo di risolverlo e, da grandi strateghi del cambiamento, pianifichiamo la nostra tattica. Questo è il momento giusto per informarsi su internet, per chiedere informazioni e sostegno agli amici che ci sono già passati, per capire qual è il nostro personale stile di cambiamento.

Questo è il momento giusto anche per fare delle prove, per saggiare le acque. Famosa su internet è la prova dei 30 giorni, ideata da Steve Pavlina, che prevede di attuare un cambiamento per soli trenta giorni. Per farla breve, il vantaggio sta nel fatto che ci sentiremo meno oppressi all’idea che la situazione faticosa ha una fine ben precisa. Dopodiché valuteremo pro e contro del cambiamento e sceglieremo se attuarlo in via definitiva. Personalmente resto scettico nei confronti di questa strategia, ma altri ne parlano molto bene. Lascio a voi il giudizio.

Tant’è che da settimana prossima smetto, nel frattempo mi informo su internet, mi iscrivo in palestra, lascio la mia ragazza che è iscritta al club dei tabagisti convinti, pondero di tagliarmi le dita con le quali abitualmente fumo, ma non mi sembra una buona idea perché sono le stesse che uso per chattare su facebook e giocare ai videopoker, inizio a leggere un nuovo libro, compro le gomme da masticare, parlo del mio progetto agli amici. Cerco di focalizzarmi sulla fase successiva: l’azione.

Azione

Pronti, partenza, via. Il cambiamento viene concretamente messo in pratica. Questa fase costa dolore e fatica, perché ciò a cui abbiamo rinunciato potrebbe essere ancora importante. Una persona che decide di lasciare un partner con cui ha condiviso momenti importanti della propria vita, per quanti mesi ne sentirà ancora il profumo? Per quanto tempo sentirà così vuota la parte di letto che una volta era riempita con tanto volume affettivo?

Oppure, il nostro organismo non è ancora abituato alla novità: come nel caso di un provetto runner che la mattina, dopo aver corso per ben 8 minuti, si sente come se un rinoceronte gli avesse pascolato sulla schiena.

Questa è la fase in cui il cambiamento è ancora una novità: non c’è nessuna abituazione. Può durare anche molti mesi. Dipende principalmente dalla nostra elasticità mentale o fisica, ma quel che è certo è che non deve spaventarci: sarà normale sentire un senso di vuoto (come se mancasse qualcosa), sarà normale avere dei ripensamenti e sarà normale fare una dannata fatica a tenere insieme i pochi risultati che stiamo raccogliendo.

Smetto di fumare. Esco con gli amici. Mi viene voglia di fare un tiro, ma porto sempre con me un martello col quale colpirmi la lingua o le parti basse: il dolore mi fa dimenticare la voglia di fumo. Faccio pace con la mia ragazza, a lei le dita le taglio, tanto non gioca ai videopoker. In fin dei conti le rampe a due a due e senza fiatone mi fanno godere. Mi arrabbio col capo e… accendo una sigaretta. Ma la spengo senza fumarla aspirandone il fumo nell’aria con un velo di rimpianto. Una parte di me è morta, è quasi fatta.

Mantenimento

Cambiamento attuato. Ora si tratta di portarlo avanti, di consolidarlo. Attenzione, perché questa fase è tutt’altro che scontata: il rischio di inciampare è molto alto. Basta un ricordo, una sensazione, un momento di debolezza…

Durante la fase di mantenimento è bene essere molto rigidi con noi stessi. La ricaduta è dietro l’angolo e non bisogna permettere al nostro organismo di riprovare le sensazioni piacevoli di un tempo, finché queste non saranno del tutto dimenticate. “Massì, ne fumo una…” non è una buona frase da sentir dire a un ex fumatore che si trova in questa fase.

È anche per questi motivi che faccio parte di quelle persone che non credono nell’amicizia dopo una storia d’amore interrotta. Almeno non fino a che siamo certi di aver superato anche la fase di mantenimento. Ovvero dopo alcuni anni. Questa fase può portare a due esiti: la ricaduta oppure l’uscita definitiva.

Non fumo più da due anni. Non fumo, ho detto che non fumoooo. Nemmeno dopo aver fatto l’amore con Monica Bellucci: non fumo! Sto bene, così…respiro e sento di nuovo odori e profumi, anche quello di Monica Bellucci. Ogni tanto mi torna il desiderio, ma raramente e in quei casi contatto Monica Bellucci che nel frattempo si è innamorata di me perché trova irresistibili i tipi che raggiungono e mantengono i propri obiettivi.

Ricaduta

Ricaduta.

Non ce la si fa. Il vecchio comportamento ricomincia e il cambiamento è inesorabilmente fallito. Ora, l’unica possibilità è di ricominciare la ruota daccapo. Purtroppo capita spesso, e a tutti, di trovarsi in questa fase. Superato lo sconforto iniziale, non cerchiamo di non pensarci: per prima cosa dobbiamo capire quale delle fasi precedenti non è stata affrontata nel modo corretto.

Non abbiamo contemplato correttamente il problema? Non avevamo sufficiente motivazione oppure essa era esterna? Siamo certi di aver usato le giuste strategie? Il tipo di cambiamento era ben tarato su di noi? Abbiamo agito sufficientemente a lungo? Lo abbiamo fatto da protagonisti? Il mantenimento è durato abbastanza? Siamo stati abbastanza rigidi con noi stessi? E poi, di base: ci conosciamo abbastanza?

Una ricaduta non è inutile: se sapremo attribuire le giuste cause al fallimento, saremo anche capaci di evitarlo in futuro. Questa fase, più delle altre, ci insegna molto di noi stessi e del nostro funzionamento.

Ricomincio a fumare. E va beh! Colpa della suocera. Del capo. Della fidanzata. Del marito. Di Monica Bellucci, che mi ha mollato perché non sopporta i tizi che indossano giacche di velluto marrone. Però forse è anche un po’ colpa mia… Mi sento triste e demotivato, passi per Monica Bellucci, che senza le dita non è il massimo, ma alle scale a due a due ormai ci avevo preso gusto!

Uscita definitiva

È fatta! Il cambiamento è riuscito, ora non costa più fatica né dolore. Le tentazioni, se ci sono, sono poche. Possiamo goderci appieno i vantaggi offerti dal cambiamento che abbiamo attuato: libertà, salute, sicurezza e chi più ne ha più ne metta. Senza contare che un obiettivo raggiunto accresce la nostra autostima e ci favorisce nel raggiungimento dei prossimi obiettivi in un circolo virtuoso idealmente senza fine.

Facciamo attenzione a come abbiamo affrontato questa ruota del cambiamento, perché probabilmente si tratta del modo giusto per noi. Ora siamo pronti a ri-entrare nella ruota con un nuovo obiettivo.

Non fumo più, l’odore del fumo non mi fa più alcun effetto. Sto bene, senza fumo. Monica ha chiesto di tornare con me, ma ho rifiutato perché voglio dedicare la mia vita al vertical running. E mi sento bene perchè ho fatto una cosa da solo e per me stesso. Sono orgoglioso di me…

p.s. la storia del fumo delle sigarette è un’invenzione: non fumo e me ne guardo bene. Ah, anche la storia di Monica Bellucci è un’invenzione. In realtà non le ho tagliato le dita, ve ne sareste accorti.

E voi, in che fase vi trovate?

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§ 31 Responses to La Ruota del Cambiamento."

  • angelo azzurro scrive:

    devo tornare e rileggere tutto con calma: il post merita attenzione e io vado un pò di fretta oggi…

  • cecilia scrive:

    Oh proprio bello questo argomento!finalmente trovo qualcuno che ne parla…ho trattato questo tema in università e mi è piaciuto molto..ci ho anche creato su un piccolo sito (molto rudimentale!) che dà qualche spunto al riguardo…se ti interessa…
    http://sites.google.com/site/comefacciocambiareescegliere/

    Comunque proprio bel post. Complimenti!

  • Andrea scrive:

    Cecilia, è un sito interessante, anche se rudimentale. Anche voi, vedo, avete parlato del cambiamento usando la ruota. Grazie per la segnalazione, ti seguo sul tuo blog.

  • Nadir scrive:

    dove mi trovo? tra ricaduta e contemplazione. Interessante!
    Ciao e grazie di essere passato per caso :)

  • paopasc scrive:

    Una delle poche cose di cui vado fiero è l’aver smesso di fumare. Se vuoi provo a spiegare com’è successo.
    Bel post.

  • Psychomer scrive:

    Veramente interssante :-)
    Goooooooooooood

  • Andrea scrive:

    Paopasc, senza voler abusare del tuo tempo, sarei veramente onorato (e non si tratta di una captatio benevolentiae) se tu volessi prendere i raggi della ruota e raccontarci come li hai attraversati con successo. Potremmo farne un post da pubblicare qui, oppure sul tuo blog al quale rimanderò. Una cosa breve. Ovviamente, come ho la faccia tosta di chiederti una cosa del genere, tu hai tutta la libertà di declinare senza offrire troppe spiegazioni. Grazie.
    andrea

  • Psychomer scrive:

    Anche io son curioso di sapere come hai smesso di fumare…
    Non che lo voglia fare, ma proiettandomi, la vedo dura.

  • roberto scrive:

    quanto mi piace l’idea della ruota!..spesso pensiamo in linea retta da qui a lì e non vediamo che il risultato finale e quando c’è una ricaduta la leggiamo solo come un fallimento. Invece l’idea circolare ci permette di rianalizzare il tutto e comprendere dove ci MANCAVA il passaggio definitivo per uscire dalla ruota cambiati e rigenerati. Bellissimo, e adesso vado a iscrivermi ai feed :-)
    Roberto

  • Andrea scrive:

    Roberto, non posso aggiungere nulla a quanto dici tu!
    Grazie! :-)

  • Arnicamontana scrive:

    ciao Andrea, grazie per essere passato da me e scusa se ricambio la visita con notevole ritardo…Il tuo blog è molto interessante e questo post è parecchio nelle mie corde. I cambiamenti sono la mia spada di Damocle…quando li subisci finisci per sviluppare una sorta di fobia per tutto ciò che modifica la rassicurante monotonia del quotidiano. Spesso penso di aver fatto molta strada nell’accettazione del cambiamento e poi un piccolo disguido mi fa capire di aver percorso appena un brevissimo tratto. Ma credo nella forza propulsiva del cambiamento, nonostante il rifiuto che spesso gli oppongo. Grazie di queste riflessioni, un saluto

  • angelo azzurro scrive:

    Ok! Ho letto tutto e concludo d’essere nella fase di contemplazione. Il problema c’è, questo è sicuro. Altrimenti non si spiegherebbero le dissonanze fra il mio stato d’animo e l’apparente tranquillità.
    Ho solo bisogno di tempo per focalizzare…forse…

  • Andrea scrive:

    Ti capisco, Arnicamontana. Spesso il cambiamento spaventa, perché la paura dell’ignoto è insita nella nostra natura (ed è anche utile). Purtroppo, però, a volte questo ci porta a ristagnare in certe situazioni che non ci piacciono.
    Di solito, o almeno è così per me, arriviamo ad un punto di rottura in cui accettiamo il cambiamento costi quel che costi.
    Ricordo un amico che diceva: “la perfezione sta nel cambiamento”.

  • Andrea scrive:

    Si, secondo me il primo sintomo del problema è proprio quella che definisci dissonanza. Quando sentiamo che qualcosa in noi “stona”. Da una parte possiamo scavare al nostro interno e forzarne l’uscita, dall’altra possiamo attendere (perché forse, inconsciamente, non siamo ancora pronti per la fase successiva), nella certezza che la nostra mente sarà capace, lentamente, coi suoi tempi, di far emergere la realtà. Grazie, per la tua presenza costante su questo blog!

  • Mrs QT scrive:

    Uno dei pochi casi in cui i commenti vanno poi ad integrare e arricchire di sfumature il post…mi piace la definzione di angelo azzurro, quella dissonanza tra il mio stato d’animo e la mia parte apparente la conosco bene, è da lì che è partito il movimento-mio…
    Bello scambio… :-)

  • Andrea scrive:

    Non fare finta di non essere tu la co-autrice del post… :) Concordo!

  • Gabriella scrive:

    Io credo si essere nella fase di azione, e ci si sta male…si soffre più di quanto immaginassi…poi ho scoperto di essere molto diversa da quella che credevo di essere, e non è che mi piaccia molto la cosa,(credevo di essere un tipo determinato…)…. bhe forse non riesco ad uscire dalla ruota…voglio sentire quel senso di dolore…non voglio abbandonarlo definitivamente…sarà che mi ci sono affezionata o che sto diventando un criceto!?

  • Andrea scrive:

    È vero, Gabriella, il cambiamento, la crisi, ci porta a scoprire aspetti di noi stessi che non conoscevamo. Questo è uno dei miracoli che può fare.

    È comunque un vantaggio: quella parte di te già c’era e sarebbe stato inutile nasconderla (come vedi prima o poi sarebbe venuta a galla), molto meglio vederla e poterci fare i conti.

    D’altra parte, è vero anche che spesso ci piace “crogiolarci” nelle situazioni dolorose, perché queste portano una serie di vantaggi secondari, dei quali spesso non ci rendiamo conto (pensa ad uno studente che porta avanti una relazione sentimentale disfatta: sarà un ottima scusante per venire bocciati agli esami senza troppi sensi di colpa).

    Infine, lo scrivevo proprio in questi giorni in privato ad una cara amica, a volte il pensiero del cambiamento porta lo stesso piacere del cambiamento vero e proprio, senza condividerne gli svantaggi. È per questo che preferiamo restare in un limbo un po’ indefinito.

    Grazie per la visita,
    a presto.

  • Gabriella scrive:

    Grazie della risposta, sei gentile
    Per me non è proprio così, io devo tenere nascosta la mia sofferenza interiore, e quindi devo fare doppia fatica, lottare contro me stessa e apparire serena agli altri…
    Ma la strada è obligata no!? ne devo uscire….è solo questione di tempo…ma quanto?

  • Andrea scrive:

    Si, forse è solo questione di tempo. Mi piace pensare (e credo che abbia qualche fondamento psicologico) che il dolore che proviamo oggi ci allarga il cuore. Quando riusciremo a svuotarlo ci troveremo un cuore più grande e pronto per contenere molta più gioia.

    Perdona la fase romantica, mi vergogno un po.

  • Gabriella scrive:

    Grazie

  • Mrs QT scrive:

    O forse Andrea il “pensiero del cambiamento” serve a lubrificarci gli occhi, infoltirci le ciglia e lustrare il cristallino (per farci vedere piu’ lontano fino a scorgere quello che potrà esserci “dopo”)
    :-)

    Mrs QT

  • Fanny scrive:

    Articolo molto interessante.
    Complimenti!

  • [...] è l’incipit dell’articolo di Andrea Ciraolo “LA RUOTA DEL CAMBIAMENTO“. Un articolo davvero molto interessante, non solo per chi desidera smettere di fumare o [...]

  • Paola scrive:

    io ho un paio di clienti nella precontemplazione.
    quante scuse inventano, con se e anche con me..
    il che è ilare…come si pensano che nn li sgami?

    cmq, ecco come ho smesso io di fumare.
    coff coff.
    oddio che male allo sterno, polmoni, non riesco a respirare.
    coff coff.
    da domani 1 sigaretta al giorno per un mese.
    e dopo 1 mese, mai più.
    questo avveniva a luglio scorso.
    ci sono ricascata per una sola sigaretta da allora.
    psy…altra motivzione: uno psi che fuma….non si può vedere, come un dietologo con i chili di troppo

  • D. scrive:

    Come faccio ad aiutare una persona demoralizzata che si ha fatto varie scelte economiche sbagliate e per questo pensa di non meritarmi di non potermi dare un futuro che nella vita non ha concluso nulla ha 32 anni quindi ancora una vita davanti e io consapevole delle sue finanze sono pronta ad affrontare tutto perchè lo amo e so cosa può offrirmi a livello affettivo …. ma lui vuole stare solo e io non me ne capacito vorrei fare qualcosa ma ho paura di allontanarlo da me….o di demoralizzarlo sempre più….

  • Silvia scrive:

    Carissimi Mrs QT e Andrea ma come avete potuto scrivere la storia della mia vita senza che nemmeno ci conoscessimo??? ;-)
    O forse devo riflettere sul fatto che mi sentivo “unica” e mi ritrovo “banale”???
    Comunque grazie leggere il vostro articolo mi ha in qualche modo cambiata…. un passo alla volta nel credere un po’ di + in me stessa,
    Silvia.

    P.S. non ho ancora la più pallida idea riguardo alla fase della ruota nella quale mi trovo.

  • Andrea scrive:

    :) Credo che abbiamo scritto così bene la storia della tua vita perché la tua vita è simile alle nostre. Però, come diceva il mio prof di scienze del liceo: “Siamo simili, ma non uguali”…

    Quindi, se vogliamo dare ragione al prof, sei unica. Se poi vuoi ascoltare un cretino (che sarei io), non è importante essere unici piuttosto che banali. È importante essere realizzati.

    Hai detto una cosa che condivido molto:
    Un passo alla volta…

    Proprio così, per adesso fa niente se non sai in che fase della ruota ti ritrovi, l’importante è che hai fatto un passo (piccolo, in fondo stiamo parlando solo di un post) verso una meta (credere un po’ di più in te stessa).

    A presto!

  • MrsQT scrive:

    Cara Silvia,

    il fatto è che tutti noi ci si passa nella Ruota prima o poi ( ecco come mai ti sei riconosciuta), a volte ci si entra ed esce veloci come un frisbee ubbidiente ma deficiente di iniziativa ed originalità, qualità invece che di certo ti appartengono perchè tu nella ruota ti ci stai fermando per passare di fase in fase ed uscirne a Cambiamento fatto.
    Sul fatto che tu sia “banale” soltanto perchè ti riconosci in fasi della vita di altri mi sento, invece, di certificare (in qualità di quentinizzatrice delle parole del geniale Andrea, grande papà-psicologo-educatore-marito -e bravissimo a celare i difetti-) che tu sei di certo un essere originale perchè il Sabatitini-Coletti definisce iil termine “banale” in “Molto diffuso, comune, e quindi privo di originalità” dunque a meno che tu sia il frutto di una clonazione di Silvie in quantità industriali (ed io ad esempio giuro di non sentirmi una Silvia eh?!…Andrea, poi, conn la barba non me lo vedrei a far la Silvia…) potrai riconoscerti (ed io trovo che riconoscersi in alcune cose altrui sia un momento di condivisione che fa bene all’anima) ancora e spesso in parole e storie altrui ma tu sei UNICA: giuro! :-)

    La fase in cui ti trovi la riconoscerai quando avrai le idee piu’ chiare sul “cosa vuoi”, tieni presente che l’importante è muoversi anche impercettibilmente ma andare verso la fase successiva (prchè il rischio è di fare i criceti e girare a vuoto solo per raccontarsi che stiamocambiandodavvero ma invece ci consumiamo solo le unghiette a girare sulla ruotina di plastica!)…

    Un abbraccio Silvia e buon movimento (e se metti della buona musica in sottofondo il movimento funziona meglio)

    Caro Andrea mi inchino alla tua sapienza!
    :-)
    Mrs QT

  • Silvia scrive:

    Grazie ad entrambi Andrea e MrsQT,
    so che ci devo lavorare su e l’idea di passare il tempo a consumarmi le unghiette per un po’ fingendo di essere un cricetino se da una parte mi fornisce un mezzo alibi dal’altra mi pungola a darmi da fare…. non somiglio per niente ad un cricetino ;-) per cui il mio passettino di oggi è questo: faccio mia la citazione della frase dell’amico di Andrea: “La perfezione sta nel cambiamento” é una cosa che mi da slancio e voglia di fare e per questo mi piace molto!!!
    P.S. MrsQT La musica mi piace!! Hai qualche consiglio?
    Ciao a tutti e due.

  • Gil scrive:

    Io credo di essere tra l’azione e il mantenimento, dipende dai giorni. Ho già fatto una volta il giro e so esattamente dove ho sbagliato, ma mi sono giocata una carta e quelle che ho adesso mi sembrano più bruttine… ma sempre carte valide. :)

    Scusa se commento con due anni di ritardo, ma mi ricordi molto una persona che “conosco”

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