Perché fare l’Educatore Professionale? I “Contro”.

giugno 17th, 2010 § 21 comments

Educatore Professionale Mostruoso

E dopo “i pro”, come promesso ecco i contro! Ovvero perché NON fare l’Educatore Professionale… :)

Stipendio da fame.

Già. Se speravate di avere un riscontro economico degli studi che avete faticosamente compiuto e della fatica psicologica che vi costa lavorare a stretto contatto con tante persone, avete sbagliato strada. Con una media di 1000 euro al mese non ci si può lamentare, ma saremo costretti a rinunciare a molti piccoli sfizi, che con l’aumentare degli anni peseranno sempre di più.

Poche possibilità di carriera e cambiamento.

Non sono moltissimi gli educatori di “una certa età”, e solitamente sono dei pazzi o degli eroi. In alcuni casi l’educatore diventa responsabile di comunità o di determinati servizi pubblici, oppure si butta sui servizi sociali (assistente sociale & co), ma nella maggior parte dei casi l’educatore rimarrà educatore, il che obbliga a scovare, coltivare e reinventare le motivazioni nel più profondo di se stessi. Altrimenti si cambia lavoro.

Si lavora con le persone, non con gli oggetti.

Se questo è uno dei principali motivi per cui scegliereste questo lavoro, può diventare anche una delle principali cause di insofferenza. Le persone sbagliano, soffrono, provocano, feriscono. Le variabili da prendere in considerazione aumentano, perché i risultati non dipendono più unicamente da noi stessi. Se non amate stare con le persone scegliete un altro lavoro.

La bile ne risente: è molto stressante.

Di certo non è un lavoro “tranquillo”. Stare continuamente, costantemente al fronte è faticoso. Non è una fatica fisica, ma psicologica: insistere, crederci, lottare per veder crescere una persona è sicuramente bello, ma anche estremamente stancante. Sono molti i giorni in cui si torna a casa stremati e, quel che è peggio, arrabbiati e demotivati.

Nessuno vi ringrazierà.

A meno che non siate capaci di leggere i ringraziamenti tra le righe, magari in un sorriso o ancor più semplicemente in uno sguardo. Ma siamo esseri umani, e abbiamo bisogno di “rinforzi positivi” (cioè di qualcuno che ci confermi che siamo bravi). Beh, questi rinforzi arriveranno raramente.

A volte gli orari sono molto scomodi.

Non sempre. Questo dipende dal “settore” in cui vi inserite. Ma in alcuni casi fare le notti, lavorare nei week-end, a Natale e Pasqua, e fare settimane di vacanze estive lontano da casa può non essere piacevole. Se oggi siete single e non avete una famiglia a cui badare, non è detto che restiate tali per sempre.

Foto | Flickr

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§ 21 Responses to Perché fare l’Educatore Professionale? I “Contro”."

  • scrive:

    inutile… continuo a preferire i pro nonostante tutto… :)

  • Andrea scrive:

    Lo sospettavo… Io ho fatto il mio tentativo…

    :)

  • Lorenzo scrive:

    Beh molti altri lavori sono stressanti – starsene 12 ore al gg chiusi in ufficio non è affatto più facile! :) – e non hanno stipendi molto piu alti di 1200 al mese… con le persone ti ci devi sempre confrontare/scornare/combattere: d’altra parte il lavoro implica proprio il fatto di “collaborare” con altre persone e questo non è sempre semplice e tranquillo :)

    I ringraziamenti? Spesso devi lavorare e basta. Se sbagli ti cazziano, se fai bene, hai fatto il tuo. Anche questo credo sia così in tutti i lavori… sugli orari ho già detto – davvero da schiavitù talvolta! – possibilità di carriera beh, per i più fortunati/scaltri…

    insomma mi sa che tutto il mondo è paese.

    Il tema del cambio di lavoro è sempre più vivo :)

  • GIACOMO scrive:

    NON HAI SCRITO CHE FARE L’EDUCATORE SPESSO TI ESPONE AD AGGRESSIONI DA PARTE DELL’UTENZA, SU CUI NON PUOI RIVALERTI, IO NE SONO STATO VITTIMA GIà 3 VOLTE IN POCHI ANNI.

  • Paola scrive:

    Sono d’accordo…
    mai e poi mai avrei pensato al principio del mio lavoro al pacchetto “all inclusive”….
    aggressioni come dice Giacomo di ogni tipo, essere pagati anche dopo 8 mesi o non essere pagati affatto.

    Se l’istituzione è’ importante paga poco, se invece non è importante non può pagare, si avvale di persone poco esperte invece di preferire chi ha curriculum ed espereinza, e la formazione ha una bassa qualità e la si taglia anche perchè sembra che non serva (e certo se è fatta male….)

    peccato…

  • Andrea scrive:

    Ragà, grazie per questi commenti. Per i motivi che ormai vi ho detto fino alla nausea (una bimba in arrivoooooo) li ho letti solo adesso. Un po’ me ne rammarico, perché sono di quei commenti che stimolano la discussione ed ogni blogger che si rispetti dovrebbe cogliere la palla al balzo e stimolare una mega-discussione coi fiocchi. Ma io non sono un blogger che si rispetti…

    Quindi recupero con un po’ di ritardo, ed esprimo ora il mio parere. In particolare il tuo commento, Lorenzo, mi ha stimolato non poche riflessione e credo che sia molto prezioso perché mi dà l’opportunità di chiarire alcuni concetti che forse non ho espresso al meglio:

    - Prima di tutto il senso di questo post, che non vuole essere un semplice “perché è brutto fare l’educatore”, ma un completare il post precedente (i pro) con dei punti negativi di questo lavoro.

    - Punti negativi che secondo me sono molto (o almeno piuttosto) specifici. Sono d’accordo che ogni lavoro è stressante, ed anche che nessun altro lavoro sia “più facile”, ma volevo mostrare “che tipo di stress” e “che tipo di difficoltà” affronta l’educatore. Credo che questo sia di aiuto a chi sta scegliendo l’università/il lavoro perché ognuno ha delle attitudini.

    - Il titolo che ho dato al paragrafo “è molto stressante” è fuorviante, non intendevo dire “è più stressante degli altri lavori”, ma spero che sia emerso il tipo di stress molto specifico di questo lavoro (lavorare costantemente “al fronte”, in situazioni difficili), che certamente sarà molto diverso da quello del falegname, del manager rampante o dell’impiegato.

    - “Si lavora con le persone, non con gli oggetti”, intendevo dire che il fine ultimo del lavoro è la persona. Questo non accade per tutti i lavori. Per il falegname il fine ultimo del suo lavoro è il tavolo che dovrà produrre, per il commerciante sarà la vendita, e così via. Sono sicuro che non esista lavoro in cui tu non ti debba confrontare con gli altri, ma nel caso dell’educatore secondo me non si tratta solo di un confronto coi colleghi/clienti/capo, ma della materia prima che stai “plasmando”. E questo, nel bene e nel male, fa la differenza.

    - Per il resto, hai ragione nel dire che molti “punti deboli” di un lavoro assomigliano a quelli di un altro. Forse confrontandoli è possibile (a volte) prendere meglio la direzione giusta.

    Giacomo, accolgo il tuo commento con forte soliedarietà! È capitato anche a me (anche se mai niente di grave, fortunatamente non tutti gli adolescenti sono alti 1,90m). Purtroppo è un brutto rischio di questo mestiere, ma se ora dò sfogo a tutto quello che penso, potrei scriverne un post seduta stante!! :)

    Paola, anche nel tuo caso, non posso che essere “solidale”. A me non è mai successo nulla del genere (il mio “contratto a tempo indeterminato” me lo tengo stretto :) ) ma conosco bene l’ambiente della tua professione, e non sai quanto ti capisca….

  • Paola scrive:

    come già detto, lo ridico:
    noi siamo qui, niente palle al balzo.
    goditi l’arrivo di Anna
    noi tifiamo per voi.
    (eh..lo so…gli educatori sono abituati a parlare come in squadra…aspettiamo la mascotte yeaaahhhhhhhhh)

  • Andrea scrive:

    Come già detto, lo ridico:
    hai sempre un parola d’entusiasmo per tutti!
    Grazie!

  • Lorenzo scrive:

    E’ bello confrontarsi e parlare un po’ di queste cose… quando dici “Si lavora con le persone, non con gli oggetti” questo può pure essere un punto a favore del tuo lavoro.

    Sarebbe un “lavoro” – quello di guardare agli altri – che sarebbe un po’ per tutti, in tutti i lavori per “educarci” reciprocamente a vivere bene, al bello, a godere del bello e del bene, a combattere il male. Così anche il falegname con i suoi aiutanti/collaboratori e anche con i suoi clienti, senza differenza.

    E se è vero che talvolta nel tuo lavoro di educatore probabilmente si prendono delle sonore sberle, è altrettanto vero che alcune volte si otterranno grandi soddisfazioni dalle persone, magari nuovi amici, e poi il gusto del cammino di crescere insieme, che ha sempre un sapore nuovo!

    Speriamo che le nostre fatiche, qualsiasi siano, siano sempre gustose e che ne possiamo capire il senso, così che tutto possa essere trasformato in qualcosa di buono.

  • GIACOMO scrive:

    Lorenzo quando ho scritto non parlavo di sberle ma di danni permanenti…è ben diverso, scendiamo dal “tutto è bello tutto è buono” e cerchiamo di essere veri, realisti e obiettivi.

  • Andrea scrive:

    Lorenzo, quanto dici è molto vero… Condivido soprattutto l’ultimo passaggio: non importa il “tipo” di fatica che affrontiamo nel nostro lavoro, ma il significato che le attribuiamo e quanto questa ci fa crescere.

    Giacomo, credo che sia molto difficile per un “non-educatore” comprendere le difficoltà profonde di questo lavoro, ma questo è normale e vale per tutti i mestieri (noi saremmo in grado di comprendere le reali fatiche di un postino o di un macellaio?). Niente di male, il mondo è bello finché è vario.

    Questo è sicuramente un lavoro rischioso, oltre che logorante. E molto spesso dall’esterno ci si limita a vederci come “tanto buoni e tanto bravi”, senza comprendere né la professionalità che c’è dietro nè la fatica nè il rischio.

    Nello specifico, però, credo che Lorenzo non si riferisse al tuo commento ma che stesse parlando di sberle “metaforiche”, e in questo pur non essendo un educatore (mi pare) credo ci abbia visto molto giusto: di sberle se ne prendono eccome, anche se poi sono ripagate da emozioni difficili da ritrovare in altri lavori.

  • Lorenzo scrive:

    Certo Giacomo, hai ragione ma mooolto spesso ci dimentichiamo di vedere e godere del bello che c’è nella vita. Quindi credo non sia mai scontato cercare di vedere la parte positiva delle cose…

    e sì, ha ragione Andrea quando dice che mi riferivo alle sberle metaforiche, morali, personali, altrettanto dure da digerire di quelle fisiche. Lasciano anche loro lividi e ferite che possono sanguinare… :)

  • Sara scrive:

    ovvio. in tutte le cose ci sono i pro e i contro. e anche chi sceglie di fare questo lavoro ne è ben consapevole!
    io credo che tutti questi contro siano abbastanza deboli agli occhi di chi ha delle motivazioni forti; e molto generalizzati. nel senso…certo, ci sono lavori più pesanti e lavori più leggeri, ma sfido chiunque faccia un altro tipo di lavoro a non trovarlo stressante, poco remunerativo, impegnativo.

    Sono in totale disaccordo dìsu due punti
    1. nessuno vi ringrazierà. sei proprio sicuro?? ma stiamo scherzando? appunto perchè lavoriamo a contatto con persone il ringraziamento c’è! eccome! ma gari non sempre, ma c’è. il computer, per es, non ringrazierà mai.
    prova a pensare a una bambino al nido. sta crescendo, sperimentando il mondo, imparando tante cose. un suo sorriso o un suo piccolo traguardo è già un ringraziamento enorme!
    pensiamo anche a un disabile. ogni giorno deve affronatre la vita con tutte le potenzialità che gli sono rimaste, ed è molto difficile. o a un adolescente particolarmente difficile: se si apre, se parla con l’educatore è un grande passo aventi! secondo me sono questi i ringraziamenti di ogni giorno! sono le piccole cose che fanno la differenza e sono da esse che bosogna partire e su cui puntare.

    2. stipendio da fame. innegabile: è così purtroppo. questa società non ha ancora imparato a investire su cose importanti come l’educazione. ed è un problema.
    ma credo che ognuno debba scegliere il lavoro per cui si sente portato, che piace, che sente che quello è ciò che vuole fare nella vita. insomma….chi convivrebbe tutta la vita con un lavoro che non siddisfa, che non piace? l’educazione è una specie di “vocazione”. quando ti prende, i soldi passano all’ultimo posto.

  • Andrea scrive:

    Cara Sara, penso che la mia e la tua visione siano meno distanti di quanto credi, e se leggi attentamente l’articolo te ne renderai conto. Posso ipotizzare che tu abbia solo velocemente dato una scorsa ai titoli? :)

    - Naturalmente questo post è complementare ad un altro: quello dei pro, senza il quale questo sarebbe una sterile dissertazione.

    - Sono d’accordo che in tutte le cose ci siano pro e contro, appunto, ma non sono d’accordo che “chi sceglie di fare questo lavoro ne è consapevole”. Io credo che sia utile condivedere le proprie esperienze proprio per chi non le ha ancora vissute e magari ha un’idea vaga di cosa sia questo lavoro. Inoltre, come stiamo facendo io e te, questo permette di confrontarsi anche coi colleghi, conoscere diversi punti di vista.

    - Non sono d’accordo sul fatto che questi contro siano necessariamente “deboli”. Credo piuttosto che sia soggettivo: per me sono più deboli dei pro, anche per te. Ma questo li azzera? Ciò fa si che non contino? Non potrebbero esserci altre persone per cui questi aspetti negativi siano determinanti e, al momento di scegliere il proprio lavoro, decidano che sono superiori ai pro?

    - Il titolo “nessuno vi ringrazierà” è provocatorio, hai ragione. Ma se leggi ciò che ci sta scritto sotto, ti renderai conto che dico esattamente ciò che dici tu: i ringraziamenti bisogna saperli leggere in altri gesti (un sorriso, proprio come dici tu). Mi limito ad aggiungere che non sempre è facile accettarlo.

    - Il fatto che un educatore scelga spontaneamente di avere un basso stipendio, pur di fare questo lavoro, non toglie il fatto che sia un punto di debolezza di questo lavoro. Lo accetti, ma se fatichi ad arrivare a fine mese devi necessariamente mettere in conto anche lo stipendio. Grossa ammirazione (e invidia) per chi può fare a meno di pensarci, ma non per tutti è così.

    Beh, concedimi di dirlo, io trovo molto rischioso “assolutizzare” un lavoro come se questo non avesse punti negativi o come se questi non pesassero mai. Un po’ come stare con un partner che si sembra “perfetto”. La fatica ci sarà sempre, e bisogna metterla in conto proprio per poter poi “liberamente” scegliere di intraprendere l’avventura giusta per noi.

    Ti invito a contribuire, a questo punto, alla stesura dei “pro” nell’apposito articolo. Mi aspetto un tuo commento!

    :)

    Andre

  • Sara scrive:

    Io ho letto benissimo tutto.
    In genere credo che una persona quando sceglie qualcosa, prende una decisione abbastanza importante, prima di agire, valuti bene i “pro” e i “contro” di quello che la aspetta. Credo quindi (spero) che un educatore formato che si affaccia sulla scena lavorarita abbia almeno una benchè minima vaga idea di cosa l’abbia portato fino a lì: motivazioni, pro e contro. Ovvio, l’esperienza è fondamentale! nel corso del tempo si può cambiare anche idea, pensare diversamente. Ma penso che un educatore non vada allo sbaraglio (come, mi auguro, tanti altri professionisti!).
    Non ho detto che i “contro” vengono annullati dai “pro”; ho detto che si indeboliscono, affievoliscono. Certo, momenti di sconforto ce ne sono, ma in fondo chi non ne ha?
    E credo che chi decide che i “contro” siano superiori e più forti, di certo non fa l’educatore.
    Io non sto “assolutizzando” un lavoro e non ho nemmeno detto che non ha risvolti negativi o difficili.
    E a mio parere un sorriso non è un ringraziamento tra le righe.

  • Paola scrive:

    Per mia esperienza sono moltissimi i professionisti che – quando hanno scelto l’università- non si rendevano conto appieno di cosa avrebbe comportato lavorativamente e personalmente.

    io ringrazio una bocciatura all’esame di stato che avrebbe fatto di me una commercialista.
    soprattutto poi nelle professioni di aiuto le sorprese sono moltissime.
    sennò non esisterebbe la sindrome del burn out, no?
    che colpisce soprattutto questi professionisti e chi tra loro ha iniziato credendoci totalmente

  • Sara scrive:

    Mh. si ok. Grazie per le info.
    Rimango della mia idea.

  • Elena scrive:

    Io e il mio ragazzo siamo entrambi educatori e felici di esserlo, anche se i “contro” si stanno facendo sentire sempre più pesanti. Io sono più orientata verso il settore prima infanzia o anziani, lui adolescenti e preadolescenti. Purtroppo, dati gli scarsi compensi, il nostro futuro è tutto in forse … una casa, una famiglia, dei figli … è tutta una grande, enorme incognita … A volte mi viene una gigantesca ansia e penso che non potremo mai permetterci dei figli, perchè non sapremo come farli mangiare, studiare, coprirsi … mi fa molto soffrire il pensiero di questa eventualità, eppure è così forte la passione di entrambi per questo lavoro, che non mi va proprio di smettere di lottare!
    Non è giusto, non è per nulla giusto, che in un Paese così bisognoso di cure ai più deboli e ai più giovani, quei pochi che si spendono in loro favore debbano “ipotecare” la loro vita e il loro futuro! Vorrei ci fosse un modo per far capire agli Italiani onesti quanto possa essere importante il nostro lavoro e quanto sia grande la passione per il bene di tutti che ci spinge a seguire questa strada.
    Compensi bassi, va bene, fare le vacanze ogni estate è un lusso che non mi interessa, ma la possibilità di sposarsi e costruire una famiglia non dovrebbe essere un lusso, ma un diritto … e non lo è più, anche in molti altri campi lavorativi!

  • elisabetta scrive:

    io ne so qualche cosa…dopo anni da educatrice e tanto lavoro fatto con il cuore ho gettato la spugna, nonostante mi mancano i ragazzi e mi mancano da matti….prchè? Perchè 14 ore di lavoro per 1200 euro al mese non valgono essere presenti nell propria famiglia in momenti fondamentali come la malattia di una persona cara a cui non ti permettono di assistere, perchè condividere la vita con chi ami e farti una famiglia prima o poi prevale sul senso di precarità e non riconoscimento che invece ha questo lavoro…spesso gestito molto male da persone che si laciano prendere daldelirio di onnipotenza…posso dire di essere un educatrice molto delusa…farò del volontariato quando me la sentirò di tornare ;)

  • pia scrive:

    condivido tutto tutto tutto, ma rimane un lavoro bellissimo, pieno di senso civico e umano… come dice Enriques è un lavoro impossibile, nel senso che è impossibile farlo per lavoro, va fatto per passione che significa essere un po’ matti, visionari e don chisciotteschi…Voglio molto bene agli educatori professionali

  • Beatrice scrive:

    Ciao, sono una ragazza che sta per scegliere l’università per questo tipo di lavoro.
    Ho letto alcuni dei vostri commenti e all’inizio devo dire che ho pensato subito di cambiare idea su questo lavoro. Ma io penso che deve venire da dentro la passione per aiutare gli altri. Nonostante non sia remunerativo penso che come hanno detto alcuni, sia gratificante prima di tutto poter vedere quella persona crescere sia per te stesso che hai avuto le capacità di aiutare un individuo e di immedesimarti in lui seguendolo fino alla sua guarigione. secondo me è una cosa stupenda anche se difficile.
    Potri sbagliarmi ma

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