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Bandura e il disimpegno morale.

Disimpegno Morale

Come contravvenire ai nostri principi morali senza troppi noiosi sensi di colpa? Quando commettiamo un atto che riteniamo “sbagliato”, la mente mette in atto una serie di meccanismi, tentando di farci capire che ciò che stiamo facendo non è giusto (o almeno così ritiene la nostra “coscienza morale”). Fortunatamente, o sfortunatamente, siamo stati dotati di una serie di barriere, che impediscono al senso di colpa di farci troppo male in caso di compimento di atti “illeciti”…

Parliamo dei più grossi crimini (violenze, furti, ecc) come delle più piccole stupidaggini (cartaccia gettata per terra, biglietti di autobus non acquistati, ecc). È grazie a queste barriere che non sempre ci sentiamo contriti e fustigati se il comportamento che teniamo non è perfettamente in linea coi nostri valori morali.

Lo psicologo canadese Albert Bandura (qui su Wikipedia) prova a dirci la sua: disponiamo di 8 “meccanismi di difesa” che la mente è in grado di attivare inconsciamente per farci da scudo e permetterci di non essere aggrediti dalle emozioni negative allegate ai gesti immorali. Questi sono noti come meccanismi di disimpegno morale e possono essere suddivisi in otto tipologie:

1. Io non lo faccio per me stesso, ma per scopi morali ben più elevati, che voi umani non potete ancora comprendere.

Altresì detto: giustificazione morale, si fa appello a scopi etici e morali superiori (in realtà inesistenti o ben miseri).

2. In fondo non è che ho fracassato la testa di quel poverino, gli ho solo dato qualche amichevole pacca sulla spalla.

Altresì detto: etichettamento eufemistico, si attenuano i toni del proprio gesto, cercando di renderlo più accettabile (spesso anche attraverso l’ironia).

3. Si ok, io ho fatto tutto questo, ma c’è chi fa molto di peggio!

Altresì detto: confronto vantaggioso, azioni riprovevoli sono ridimensionate confrontandole con altre ben peggiori.

4. Non è colpa mia! Mi hanno detto di fare così

Altresì detto: dislocamento della responsabilità, si rinvia ad altri la propria responsabilità, spesso a persone potenti (governo ladro!).

5. Beh, in fondo lo fanno tutti…

Altresì detto: diffusione della responsabilità, la colpa di tutti non è colpa di nessuno, la responsabilità viene distribuita per un grosso numero di persone, quindi il peso che grava su ogni singolo individuo è notevolmente ridotto. leggete la storia di Kitty Genovese.

6. Massì, cosa vuoi che sia, non sarà mica grave.

Altresì detto: distorsione delle conseguenze, i danni arrecati a una persona, alla comunità o a se stessi vengono minimizzati.

7. Quella non è una persona, è una bestia!

Altresì detto: deumanizzazione della vittima, i destinatari delle offese vengono privati della propria dignità umana e ridotti al rango di oggetti. È più grave guidare un automobile, usare un bue per muovere un aratro oppure frustare uno schiavo? Non sempre nella storia ci si è posti una domanda simile.

8. Non è giusto, ha cominciato lui!

Altresì detto: attribuzione di colpa alla vittima, la responsabilità di un’azione viene rimandata sulla vittima, magari giustificando il proprio gesto dicendo: “era inevitabile” oppure “se lo meritava”.

Foto | Flickr

Leggi anche:
  1. Il Disimpegno Morale, il Pulsante del Buon Umore e i Meridionali
  2. La storia di Kitty Genovese e la diffusione di responsabilità.

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