Ci sono grandi esempi
…Madre Teresa di Calcutta,indomita e ferma nel chiedere aiuti e finanziamenti al rigido “Vaticano” per poter realizzare quella che sembrava un’idea pazzesca.
…Walt Disney che vide la sua grande idea respinta da centinaia di banche prima di arrivare a quella che disse “si” e che gli consentì di realizzare il suo sogno, di cui tutt’oggi i bambini e gli adulti di tutto il modo ne godono gli effetti.
…Henry Ford che realizzò contro il parere degli ingegneri dell’epoca e dopo tanti fallimenti il motore che rivoluzionò e fece “esplodere” l’industria automobilistica
…Thomas Edison cosi’ fiducioso in se stesso e nelle sue idee da superare decine e decine di volte i suoi fallimenti prima di arrivare alla sua grande scoperta.
Ma credo che il modo sia pieno di questi esempi…
Eh si Andrea, le storie di chi ce l’ha fatta nonostante tutto, ci piacciono perchè ci donano la speranza di riuscirci a nostra volta. Accidenti, improvvisamente il mondo è pieno di gente che vuole diventare qualcuno, che vuole esprimere le sue potenzialità. Nessuno si accontenta di essere più uno qualsiasi.
Ci vedi sempre e comunque una cosa positiva in questo? Quelle tue righe del post si riferiscono sempre e comunque a un intento “giusto”, che vale la pena essere provato e riprovato e riprovato ancora? Non è che magari, nell’illusoria convinzione di essere qualcuno che ci deve comunque riprovare, noi ci distogliamo da quello che può essere fatto, qui e ora, ma che è troppo normale, perchè è presente e abituale, e allora meglio distogliere la mente e concentrarsi su ciò che potrò essere, e in malora il presente?
Ehi dai però, non fare il muso: non era mica una critica!
ahahahahah
Caro Pao, il tuo commento è molto interessante. In realtà personalmente (poi non so come la vedesse Samuel Beckett) non credo che si debba provare e riprovare necessariamente per diventare “qualcuno”, ma, molto più semplicemente, per diventare “se stessi”.
Mi spiego meglio (così evito la retorica): non penso che per essere felici si debba essere “più meglio”, e se leggi (come fai) i miei post te ne rendi conto. Non scrivo mai di “come diventare superman in 10 semplici mosse”, il mio stile è piuttosto quello di “come accettare di non essere superman in 10 mosse”. Purtroppo credo anche che la felicità sia fugace, e che un solo tentativo non sia sufficiente per raggiungerla (e non so neanche se esista una felicità che ci si mette in tasca e si porta nella tomba, credo piuttosto che saremo costretti ad inseguirla). E così che leggo questa citazione.
Il tentativo e il fallimento li viviamo tutti, anche noi che non puntiamo ad essere ricordati dalla storia. Personalmente tento e fallisco spesso. La sera, per esempio, quando tento di addormentare la piccola Anna: tu non hai idea della rabbia (mista ad amore, logico) che provo quando, dopo una buona mezz’ora di ninna nanna, la poggio sulla culla e lei riapre gli occhietti…
Sciocchezze a parte, caro Pao, o hai una spiccata sensibilità rispetto alla questione “normalità vs specialità” oppure riesci a leggere tra le righe qualcosa di me che non conosco ancora bene…
In ogni caso continua così, prometto di non tenerti (troppo) il muso.
E poi primo o poi, fallendo oggi, fallendo domani, arriverà il sacrosanto giorno in cui non falliremo, no? :)
Esattamente, Lorenzo, credo proprio che debba andare così… :)
Ci sono grandi esempi
…Madre Teresa di Calcutta,indomita e ferma nel chiedere aiuti e finanziamenti al rigido “Vaticano” per poter realizzare quella che sembrava un’idea pazzesca.
…Walt Disney che vide la sua grande idea respinta da centinaia di banche prima di arrivare a quella che disse “si” e che gli consentì di realizzare il suo sogno, di cui tutt’oggi i bambini e gli adulti di tutto il modo ne godono gli effetti.
…Henry Ford che realizzò contro il parere degli ingegneri dell’epoca e dopo tanti fallimenti il motore che rivoluzionò e fece “esplodere” l’industria automobilistica
…Thomas Edison cosi’ fiducioso in se stesso e nelle sue idee da superare decine e decine di volte i suoi fallimenti prima di arrivare alla sua grande scoperta.
Ma credo che il modo sia pieno di questi esempi…
Grazie
Roberto
Roberto, grazie a te. Mi hanno sempre appassionato le storie di grandi persone che “ce l’hanno fatta”, nonostante tutto…
Eh si Andrea, le storie di chi ce l’ha fatta nonostante tutto, ci piacciono perchè ci donano la speranza di riuscirci a nostra volta. Accidenti, improvvisamente il mondo è pieno di gente che vuole diventare qualcuno, che vuole esprimere le sue potenzialità. Nessuno si accontenta di essere più uno qualsiasi.
Ci vedi sempre e comunque una cosa positiva in questo? Quelle tue righe del post si riferiscono sempre e comunque a un intento “giusto”, che vale la pena essere provato e riprovato e riprovato ancora? Non è che magari, nell’illusoria convinzione di essere qualcuno che ci deve comunque riprovare, noi ci distogliamo da quello che può essere fatto, qui e ora, ma che è troppo normale, perchè è presente e abituale, e allora meglio distogliere la mente e concentrarsi su ciò che potrò essere, e in malora il presente?
Ehi dai però, non fare il muso: non era mica una critica!
ahahahahah
Beh, punto di vista interessante paopasc, potrei quasi darti ragione :)
Caro Pao, il tuo commento è molto interessante. In realtà personalmente (poi non so come la vedesse Samuel Beckett) non credo che si debba provare e riprovare necessariamente per diventare “qualcuno”, ma, molto più semplicemente, per diventare “se stessi”.
Mi spiego meglio (così evito la retorica): non penso che per essere felici si debba essere “più meglio”, e se leggi (come fai) i miei post te ne rendi conto. Non scrivo mai di “come diventare superman in 10 semplici mosse”, il mio stile è piuttosto quello di “come accettare di non essere superman in 10 mosse”. Purtroppo credo anche che la felicità sia fugace, e che un solo tentativo non sia sufficiente per raggiungerla (e non so neanche se esista una felicità che ci si mette in tasca e si porta nella tomba, credo piuttosto che saremo costretti ad inseguirla). E così che leggo questa citazione.
Il tentativo e il fallimento li viviamo tutti, anche noi che non puntiamo ad essere ricordati dalla storia. Personalmente tento e fallisco spesso. La sera, per esempio, quando tento di addormentare la piccola Anna: tu non hai idea della rabbia (mista ad amore, logico) che provo quando, dopo una buona mezz’ora di ninna nanna, la poggio sulla culla e lei riapre gli occhietti…
Sciocchezze a parte, caro Pao, o hai una spiccata sensibilità rispetto alla questione “normalità vs specialità” oppure riesci a leggere tra le righe qualcosa di me che non conosco ancora bene…
In ogni caso continua così, prometto di non tenerti (troppo) il muso.
:)
La cosa più brutta nel tentare?, il fallire..
La cosa più bella nel fallire? averci provato, provato, provato….
Ciao :-)